SCUOLA: ATTESA ORDINANZA REGIONE CAMPANIA SU CONFERMA CHIUSURA 30/10

Le notizie scelte da Luca Vestini

Napoli, 19 ottobre 2020 focus di Luca Vestini E’ attesa una nuova ordinanza del Governatore Vincenzo De Luca per confermare l’orientamento della Regione Campania sulla chiusura delle scuole, fino al prossimo 30 ottobre. Entro mercoled� 21, giornata di entrata in vigore delle misure sulle scuole previste dal Dpcm di ieri, De Luca firmer� una nuova ordinanza con la quale verr� confermato lo stop alle lezioni in presenza per le scuole elementari, medie e superiori di tutta la Campania. Restano fuori dal provvedimento le scuole per i bambini nella fascia 0-6 anni. Oggi il Tar ha respinto il ricorso cautelare contro l’annullamento dell’ordinanza n79 e ha fissato l’udienza di merito per il 17 novembre prossimo

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https://www.teleradio-news.it/2020/10/19/scuola-attesa-ordinanza-regione-campania-su-conferma-chiusura-30-10/

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L’Italia divisa in tre: per 16 milioni è già tornato il lockdown

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L’Italia divisa in tre: per 16 milioni è già tornato il lockdown

Per 16 milioni di italiani il lockdown ricomincia domani. Usciranno di casa solo per andare al lavoro – a meno che non siano commercianti, parrucchieri o estetiste – e per accompagnare a scuola i figli, se hanno meno di 12 anni. Rappresentano più di un quarto della popolazione nazionale, ma non è escluso che resteranno soli. Altri 16 milioni ci sono molto vicini e l’altra metà del Paese è solo in stand-by. Perché il meccanismo messo a punto per far scattare in automatico la classificazione delle regioni in zona verde, arancione o rossa prevede verifiche settimanali, alle quali seguiranno ordinanze del ministero della Salute valide per 15 giorni. E se oggi l’allarme è scattato per Lombardia, Piemonte, Calabria, Val d’Aosta e Alto Adige presto potrebbe accendersi anche per le Regioni che al momento sono nella terra di mezzo (Puglia e Liguria, in forse Veneto e Campania) o addirittura “salve”, come il resto d’Italia. Vivremo così, come minimo per il prossimo mese, sull’altalena che si muove tra restrizioni che vanno e vengono. E che potranno riguardare anche territori più ristretti, ovvero Comuni e province.

La “nuova strategia” è piuttosto complessa e non piace ai governatori che si sentono “esautorati” e pretendono un non meglio precisato “contraddittorio” tra le Asl regionali e il Comitato tecnico scientifico prima di finire in una o nell’altra fascia. Ma il governo ritiene necessario questo cambio di passo, non solo perché la concorrenza nella gestione dell’epidemia non ha dato buoni frutti, ma anche perché le chiusure nazionali non sono più sostenibili da un punto di vista economico (un nuovo decreto “ristori” da 1,5 miliardi di euro dovrebbe essere in arrivo) e bisogna quindi procedere con lockdown mirati.

Ecco allora – stando al testo disponibile ieri sera – come sarà divisa l’Italia da domani. Con la precisazione che tutte le Regioni, come detto, potranno entrare o uscire dai tre stadi, a seconda dell’andamento della curva epidemiologica e della capacità di gestione da parte del sistema sanitario locale.

Zone verdi coprifuoco alle 22, dad agli over14

Sono quelle a rischio “moderato”, ma anche qui vengono introdotte nuove limitazioni, oltre a quelle già in vigore. La principale novità è il coprifuoco notturno anticipato alle 22: dopo quell’ora – e fino alle 5 del mattino – si potrà uscire solo muniti di autocertificazione che attesti ragioni di urgenza, salute o lavoro. Resta comunque “fortemente raccomandato” evitare di muoversi anche per il resto della giornata, se non per necessità. In queste regioni saranno chiusi i centri commerciali nel weekend (escluse le attività essenziali: farmacie, alimentari, tabacchi, edicole), stop a mostre e musei, al bando slot e soprattutto didattica a distanza per le scuole superiori, a meno che non si tratti di laboratori e di alunni con bisogni educativi speciali. Le Regioni vorrebbero intervenire anche su primarie e medie. Di certo, la chiusura di licei e istituti aiuterà a mantenere la nuova soglia di capienza dei mezzi pubblici al 50 per cento.

Zone arancioni Chiusi i locali, stop spostamenti

Qui il rischio è considerato alto, per questo – oltre alle misure già in vigore per le “verdi” – si limitano altre attività e spostamenti. Non si potrà infatti uscire dal proprio Comune di residenza, né come ovvio dalla Regione. Chiudono tutte le attività di ristorazione, escluse le mense. Dunque niente bar, gelaterie, ristoranti o pizzerie.

Le zone rosse Fuori solo per lavoro e scuola

Sono le Regioni dove si verifica uno “scenario di massima gravità e un livello di rischio alto”. Anche qui come per le “arancioni” chiudono tutte le attività di ristorazione, ma anche i servizi alla persona come barbieri, parrucchieri e centri estetici, e pure i negozi e i mercati che non vendono generi alimentari o altri beni di prima necessità (sono salve librerie, cartolerie, fioristi). Inoltre, in questi territori – che, ricordiamo, potrebbero anche non interessare l’intera Regione ma limitarsi ad alcuni Comuni o Province – la didattica a distanza già prevista per le superiori viene estesa anche alla seconda e terza media. L’altro grosso limite riguarda gli spostamenti: si potrà uscire solo per andare al lavoro o per portare i bambini a scuola. Non ci si può muovere, quindi, nemmeno all’interno del Comune (e, ovviamente, è vietato entrare o uscire dalla Regione). È l’ultimo dei problemi, ma a conferma che è davvero lockdown tornano anche le corsette di primaverile memoria: “L’attività motoria” si può svolgere sì, ma “in prossimità della propria abitazione”.

Fonte: di Paola Zanca/ Il Fatto Quotidiano/ 4 Novembre 20

L’Italia divisa in tre: per 16 milioni è già tornato il lockdown