CAIAZZO. Franco Pepe insieme a Carlo Cracco e Gianfranco Vissani, al primo Forum della Cucina italiana organizzato a Roma dal Ministero delle Politiche Agricole ed Alimentari


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I nomi pentastellati della cucina internazionale hanno discusso con il Ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina sul futuro della cucina italiana e soprattutto guardando alle innovazioni…
Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali rende noto che lunedì due marzo, presso la sede del Palazzo dell’Agricoltura, si è tenuto il primo Forum della cucina italiana. L’incontro, convocato dal Ministro Maurizio Martina e coordinato da Paolo Marchi, curatore di Identità Golose, ha visto la partecipazione di alcuni tra gli chef più importanti del panorama italiano. “Dobbiamo essere consapevoli della straordinarietà della nostra cucina che rappresenta – commenta Martina – già un grande attore economico e che ha ancora potenzialità formidabili da esprimere. Per farlo dobbiamo passare dall’esperienza individuale a un vero e proprio progetto collettivo, che possiamo collegare in modo diretto a un evento eccezionale come Expo 2015. Faremo vivere agli altri Paesi partecipanti la nostra realtà incredibile enogastronomica non solo come fatto identitario, ma anche come leva straordinaria del sistema Italia. La ricchezza del nostro patrimonio gastronomico e le tante professionalità, la passione e il genio dei nostri chef saranno protagonisti del racconto del nostro Paese anche oltre l’Esposizione di Milano. Anche su questo fronte dobbiamo imparare a fare squadra, partendo da un obiettivo comune: portare in alto la cucina italiana”.“Abbiamo discusso con gli chef di alcuni dei punti fondamentali per il settore: dalla formazione scolastica al rapporto con la pubblica amministrazione, dal tema del lavoro a quello dell’internazionalizzazione e della tracciabilità dei prodotti sia all’interno dei confini italiani che all’estero. La lotta alla burocrazia inutile va fatta anche in cucina, così come diventa decisivo saper comunicare meglio i grandi passi avanti fatti dall’Italia. Abbiamo talenti straordinari, dobbiamo valorizzarli meglio e far sì che diventino ancora di più ambasciatori anche della nostra agricoltura. Tutte questioni che – spiega il Ministro Martina – affronteremo in un secondo appuntamento del Forum, che si terrà il prossimo luglio proprio a Expo e che coinvolgerà non solo altri chef, ma anche altri Ministri del governo proprio per avanzare nel lavoro”. Al primo Forum della cucina italiana erano presenti tra gli altri: Massimo Bottura, Carlo Cracco, Franco Pepe, Antonia Klugmann, Pietro Zito, Claudio Liu, Marco Reitano, Ugo Alciati, Cesare Battisti, Moreno Cedroni, Pietro Leemann, Enrico Cerea, Aurora Mazzuchelli, Antonio Santini, Norbert Niederkofler, Niko Romito, Gennaro Esposito, Corrado Assenza, Pino Cuttaia, Cristina Bowerman, Simone Padoan, Gianfranco Vissani, Antonello Colonna, Fulvio Pierangelini, Igles Corelli.

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Da Caiazzo al Ministero dell’Agricoltura Franco Pepe presenta la ‘Pizza del Territorio’

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roma-forum-15x7-cucina italiana-1pepe-15x10-coppola-1Lunedì 2 marzo al Primo forum della “Cucina Italiana” promosso dal Ministero Continua a leggere

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San Cipriano d’Aversa. 74enne ammazza a fucilate il fratello e la figlia poi esce e si uccide

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morto-15x10_strada-lenzuolo.1Antonio Capoluongo, 65 anni e sua figlia Ersilia di 47 anni, sono stati assassinati Continua a leggere

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Le spose bambine

Passano gli anni, ma spesso non si cresce con loro. È solo con le esperienze vissute sulla propria pelle che le bambine diventano donne

di Bianca Sannino

Era la fine degli anni Cinquanta, l’Italia usciva faticosamente dalla guerra. Soprattutto in quella periferia suburbana dove il tempo sembrava essersi cristallizzato, tutto era esattamente uguale a prima, tutto tranne i rossetti sulle labbra delle ragazze e le gonne svolazzanti.

Le strade erano polverose e quando pioveva un rigagnolo di lava trascinava con sé fino a mare il lerciume che i secoli aveva stratificato in quelle pietre di tufo logore e consunte.

In questo teatro quasi spettrale, dove il tempo sembrava davvero essersi fermato all’attimo in cui l’ultima bomba era stata sganciata, si muovevano loro le attrici principali di questo dramma grottesco e patetico, vittime ignare di un dio destino che aveva deciso di compiere il suo sacrificio, scegliendo proprio loro.

Erano bellocce le due ragazze e ridevano e scherzavano camminando lungo quelle strade polverose tornando dalla consegna della biancheria che cucivano e ricamavano per le signorine più fortunate, che si apprestavano a matrimoni importanti.

Loro sognavano il principe azzurro, nei tanti pomeriggi, mentre le loro dita svelte intrecciavano la seta con la trama del lino, mentre gli occhi si facevano sempre più stanchi, avevano ascoltato storie vere e fantasiose di matrimoni fiabeschi. Lo sognavano pure loro: alto, bello, maschio, sarebbe giunto a liberarle da quella aria pesante e asfittica in cui era piombata la loro casa da quando il fratello minore era morto, era andato via chissà perché, era giovane, bello, sano e all’improvviso era morto.

Quello che non era riuscito a fare la guerra era riuscita a farlo quella morte inspiegabile e improvvisa, di colpo su quella casa si era abbattuta una coltre di tormento, ansia, depressione che ogni membro provava, ma non comunicava agli altri, ingigantendola dentro di sé fino a farla diventare insopportabile.

Ognuno trovò la propria strada per liberarsene e loro quella dei fotoromanzi e delle storie alla radio. Ne conoscevano a migliaia e si divertivano pure a contaminarle e a modificarle, era il loro passatempo preferito e nel frattempo intrecciavano i fili di seta a quelli della tela in un disegno che era l’espressione del loro amore e del loro desiderio di vita.

Un giorno al ritorno da una di quelle passeggiate alleggerite dal carico di lavoro si accorsero di essere state accompagnate silenziosamente da un giovanotto. Era distinto, con un bellissimo capello messo un po’ di sbieco, l’aria un po’ sognante e lo sguardo misterioso.

Da quel giorno il silenzioso accompagnatore le seguì in tutti i loro spostamenti. All’inizio erano lusingate e incuriosite, ma poi incominciarono a sentirsi inquiete per quella strana presenza a cui cercavano di dare un nome e un ‘identità.

Si chiama Antonio, diceva Maria, sono sicura che si chiama Antonio. Rosa, invece, era sicura che si chiamasse in un altro modo, il suo viso, il portamento, la sua baldanza richiamava un altro nome. Forse si chiamava Goffredo, come il protagonista dell’ultimo romanzo che aveva letto.

E da quel giorno cominciò a prestare più attenzione a come si vestiva, perché era sicura che quell’accompagnatore misterioso seguiva lei. Lo sentiva, lo avvertiva, da come la guardava, dall’imbarazzo che provava nel rivolgerle la parola, dall’energia impalpabile che le arrivava dall’altra parte della strada.

Un giorno si presentò con degli amici, che impertinenti cominciarono a rivolgere la parola: Signorina, scusi il mio amico vorrebbe conoscere il suo nome, vorrebbe sentire il suono della sua voce, si può fermare???

Scappò a gambe levate con il cuore che le batteva in gola, con la paura che qualcuno si fosse accorto di quell’affronto, che i fratelli nei paraggi affrontassero lo sfacciato.

Ma aveva anche il rimpianto di non essersi fermata, oramai era rapita dal misterioso accompagnatore, lo voleva conoscere e ne era già innamorata, senza neppure sapere chi fosse e cosa facesse.

Bianca Sannino, docente appassionata nella scuola statale italiana, vive e insegna a Portici da più di vent’anni.

Dopo aver attraversato perigliosi mari in vari ambiti e settori ed essersi dedicata alla redazione di libri saggistici e specifici del settore dell’insegnamento, esordisce oggi nel genere novellistico.

 Due lauree, corsi di specializzazione, master non sono bastati a spegnere la sua continua, vulcanica e poliedrica ricerca della verità. 

Da sempre, le sue parole che profumano di vita e di umanità, arricchite dalla sua esperienza e sensibilità, restituiscono delicati attimi di leggerezza frammisti a momenti di profonda riflessione.

Nel 2021 inizia la collaborazione con LoSpeakersCorner pubblicando una serie di novelle, tutte al femminile.

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Le spose bambine

di TeleradioNews

La minaccia di Omicron

Carlo Alfaro, Dirigente Medico di Pediatria all’ASLnapoli3sud, Consigliere nazionale Società italiana medicina dell’Adolescenza, ci dice a che punto siamo con la diffusione della variante Omicron

La quarta ondata dell’epidemia italiana da Covid-19 appare quanto mai diffusiva e violenta, come d’altro canto sta accadendo in tutta Europa, che ne costituisce l’epicentro.

I nuovi contagi in Italia sfondano anche la soglia giornaliera dei 200mila casi, battendo il record assoluto da quando quasi due anni fa è esplosa la pandemia. Anche il tasso di positività sul numero di tamponi effettuati è da record: oltre il 20%. In 1 mese, dal 28 novembre al 28 dicembre, i contagi sono aumentati del 222% nella popolazione italiana. In tutta Italia di settimana in settimana aumenta il numero dei ricoveri in area medica e in terapia intensiva e dei decessi e l’indice di trasmissione (Rt) si mantiene sopra 1, testimoniando la fase epidemica attiva.

La peculiarità di questa ondata è la concentrazione dei nuovi casi sotto i 20 anni: ben 3 volte più alta della fascia dai 20 anni in su.

Secondo l’ultimo monitoraggio degli ospedali sentinella FIASO | Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere nella settimana dal 28 dicembre al 4 gennaio i ricoveri per Covid-19 in Italia hanno subito una brusca accelerazione del 25,8%, con un incremento particolarmente significativo dei ricoveri di pazienti sotto i 18 anni, dell’86%. I ricoveri rappresentano solo la punta dell’iceberg di una circolazione virale che appare al momento diffusa in modo capillare nella popolazione.

Tutto ciò accade in rapporto a due elementi che assieme diventano esplosivi: il fatto che a differenza dell’anno scorso non siamo in lockdown e che si sta rapidamente affermando la variante Omicron che è contagiosissima; una contagiosità paragonabile a quella del morbillo, tanto che è stato definito da qualche studioso “il virus con la propagazione più rapida della Storia”.

Segnalata per la prima volta in Sudafrica il 24 novembre 2021, è una variante caratterizzata da un gran numero di mutazioni (oltre 30). Il 26 novembre 2021 l’Oms l’ha designata come “voc”, variant of concern, ossia “variante preoccupante”, in quanto i dati preliminari dal Sudafrica suggerivano che Omicron si diffondesse più velocemente di qualsiasi precedente variante.

La caratteristica epidemiologica di Omicron è che è capace di creare focolai molto estesi in breve tempo. La sua infettività risulta aumentata del 300% rispetto a Delta.

Inoltre, mostra segni di “fuga immunitaria”, cioè sembra che reinfetti vaccinati e guariti, in maniera almeno 5 volte superiore a Delta. Un altro problema di Omicron è che i test antigenici rapidi, che con Delta davano il 20-30% di falsi negativi, con la nuova variante possono dare falsi negativi fino al 40-50%, praticamente 1 su 2.

Il dottor Carlo Alfaro

In Italia è ancora diffusa a macchia di leopardo confrontandosi con la Delta che ancora è molto presente.

Certamente, Omicron è clinicamente meno aggressiva e la maggior parte delle persone infette è pauci-sintomatica. Il tasso di ospedalizzazione e di letalità risulta inferiore a Delta: secondo uno studio inglese, causa tra il 15 e il 45% di possibilità in meno di essere ricoverati rispetto a Delta. Ciò è dovuto al fatto che attacca la gola più che i polmoni: secondo una ricerca dell’Università di Hong Kong su colture cellulari, Omicron si replica 70 volte più velocemente di Delta nelle cellule delle alte vie aeree, ma perde efficienza negli alveoli polmonari, dove si moltiplica 10 volte più lentamente.

Ma la maggiore trasmissibilità e la conseguente crescita esponenziale dei casi annullano il beneficio di una gravità ridotta, aumentando proporzionalmente la percentuale di malattie gravi, ricoveri e decessi.

Le armi a disposizione sono, oltre alle misure, individuali e collettive, per limitare la diffusione del virus, dall’uso delle mascherine alla limitazione dei contatti e degli assembramenti, l’estensione della vaccinazione, con la tempestiva esecuzione della terza dose per chi ha già completato il primo ciclo. La protezione dopo due dosi resta infatti valida nei confronti della malattia grave ma non nei confronti dell’infezione, mentre dopo tre dosi la protezione contro Omicron aumenta di 25 volte, arrivando a livelli di neutralizzazione paragonabili alle altre varianti. Tuttavia, anche l’efficacia della dose booster contro le infezioni sintomatiche da variante Omicron diminuisce del 15-25% dopo 10 settimane e cala con rapidità maggiore rispetto ai casi di variante Delta. Tuttavia gli studi sono fatti sugli anticorpi e non sappiamo se comunque l’immunità dovuta alle cellule T, che non siamo in grado di misurare, resti protettiva anche contro Omicron come ha dimostrato su varianti precedenti. In ogni caso, Pfizer e Moderna stanno lavorando su una versione di vaccino adattata specificamente su Omicron.

Chi ha avuto un contatto stretto con una persona risultata positiva al Covid-19 (perché convivente, per contatto fisico diretto per esempio la stretta di mano, per contatto diretto non protetto con le secrezioni ad esempio toccare a mani nude fazzoletti di carta usati, per contatto diretto faccia a faccia a distanza minore di 2 metri e per almeno 15 minuti, per permanenza in un ambiente chiuso in assenza di DPI idonei, o se operatore sanitario o altra persona che fornisce assistenza diretta senza l’impiego dei DPI raccomandati,  o persona che ha viaggiato seduta in treno, aereo o qualsiasi altro mezzo di trasporto entro due posti in qualsiasi direzione) deve osservare un periodo di quarantena che è diverso a seconda dello stato vaccinale. Chi non sia vaccinato, deve fare una quarantena di 10 giorni dall’ultima esposizione per i vaccinati, e poi eseguire un tampone, oppure concludere il periodo di quarantena dopo 14 giorni dall’ultima esposizione al caso, anche in assenza di tampone. Chi è vaccinato con tre dosi o con due dosi da meno di 4 mesi non deve rispettare alcuna quarantena e fare il tampone solo se sintomatico. Chi la doppia dose da più di 4 mesi, dopo 5 giorni di quarantena deve fare il tampone.

Nell’ultimo decreto del Governo, per arginare l’epidemia sono previste diverse misure quali la riduzione della durata del green pass dal primo febbraio dagli attuali 9 ai 6 mesi (fino al 15 dicembre durava 12 mesi), l’obbligo di mascherine all’aperto anche in zona bianca e l’obbligo di FFP2 in cinema, teatri, eventi sportivi, mezzi di trasporto, l’ obbligo di “Green pass rafforzato” (rilasciato a seguito di vaccinazione o guarigione da Covid-19 da meno di 6 mesi, mentre il “Green pass base” si ottiene da tampone antigenico o molecolare negativo) nei luoghi di ristorazione al chiuso anche al banco, musei e luoghi di cultura, piscine, palestre e sedi di sport di squadra, centri benessere e centri termali, centri culturali, sociali e ricreativi, sale gioco, sale bingo e casinò, la riduzione dell’intervallo minimo per la terza dose da 5 a 4 mesi dal completamento del ciclo vaccinale primario.

La speranza è che il Sars-CoV-2 col tempo si adatti all’uomo diventando come altri coronavirus che sono responsabili di comuni forme simil-influenzali o di raffreddore, passando dallo stato di epidemia a quello di endemia con convivenza pacifica col virus. Proprio per la sua capillare diffusività, Omicron potrebbe causare l’immunità di gregge nella popolazione, ammesso che le difese che induce siano durature e resistenti a nuove eventuali varianti.

(Fonte: Lo Speakers Corner – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

La minaccia di Omicron

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