SAN POTITO SANNITICO. Anche il Parco Regionale del Matese mette a disposizione la sede per ospitare la Polizia Provinciale. Dopo Alife, ci prova il presidente Umberto De Nicola


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E’ iniziata la corsa all’Ente. Chi più ne acchiappa, più sale in termini di visibilità e prestigio. Ma appena passa il periodo elettorale delle regionali e delle provinciali ne vedremo delle belle…
Il Parco Regionale del Matese si è fatto portavoce della decisione condivisa dall’Assemblea della Comunità dello stesso Ente di proporre la sede di Piazza della Vittoria 31, a San Potito Sannitico come possibile sede del presidio della Polizia Provinciale a titolo completamente gratuito. Proposta motivata dal fatto che presso lo steso Ente già da tempo è attivo un servizio di GAV (Guardie Ambientali Volontarie) che hanno il compito di informare sulle norme di comportamento e fruibilità nell’area Parco oltre che vigilare sul territorio in modo da accertare anche eventuali violazioni in quanto agenti volontari ai sensi della L.R. 10/2005. E’ anche risaputo che il territorio ricadente nell’area Parco è molto vasto e nonostante il grande impegno dei volontari delle GAV il loro lavoro si ritrova ad essere non sufficiente ad assicurare un adeguato controllo sul territorio dei 15 comuni del casertano che rientrano nell’area Parco. Quello della Polizia Provinciale nella sede del Parco Regionale del Matese potrebbe essere un presidio che, tra le altre cose, andrebbe a supportare l’operato delle GAV. Si potrebbe così instaurare una più stretta e diretta collaborazione tra Polizia Provinciale, GAV ed Ente Parco volta a monitorare meglio sulle violazioni in materia ambientale e in modo da intraprendere un percorso comune che miri alla prevenzione.

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Tumori cerebrali, scienziati da tutto il mondo a Pimonte per il III Premio Carla Russo, continua la sfida per la ricerca

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Tumori cerebrali, scienziati da tutto il mondo a Pimonte per il III Premio Carla Russo, continua la sfida per la ricerca

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Successo per “GENERAZIONE EUROPA” il lab del fare impresa dedicato ai giovani

È giunto al termine il laboratorio formativo “Fare impresa in Europa”, previsto dal progetto “GENERAZIONE EUROPA”, co-finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri – Dipartimento per le politiche giovanili e il Servizio Civile Universale, nell’ambito del Piano di Azione e Coesione – Avviso “Giovani per il Sociale 2018”. L’officina temporanea, organizzato dall’Associazione Xentra Giovani Aps in partnership con l’Ente di formazione Professionale “Icaro Centro Studi”, Ricerca e Formazione”, è stata realizzata, a causa dell’emergenza covid19 in atto, mediante la piattaforma digitale e ha previsto otto giornate, per un totale di quaranta ore formative, volte a favorire l’accesso all’imprenditoria dei venti giovani destinatari.

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Il percorso educativo ha previsto l’approfondimento di numerose tematiche, come la definizione della mission aziendale, l’inquadramento del core business dell’azienda, la creazione di startup innovative e di nuovi bisogni del consumatore.
Particolare importanza è stata data alle informazioni relative alla possibilità di costituzione ed avvio di una propria azienda avvalendosi dei fondi europei, e all’analisi dei vantaggi e svantaggi derivanti dalla costituzione di una forma societaria piuttosto che un’altra. 
Durante l’intero ciclo di incontri, sono stati trattati, infatti, argomenti quali: democrazia, cittadinanza e diritti fondamentali; le politiche europee di integrazione sociale; i programmi comunitari di sostegno; cittadinanza e diritti sociali; i principali programmi EU per i giovani, e il Programma Erasmus+. Inoltre, sono stati coinvolti Esperti di Politiche Comunitarie e l’Ufficio Europe Direct Caserta al fine di potenziare lo studio del fare impresa. Tutte le informazioni sul sito http://www.generazioneuropa.it

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ALIFE. Ecco cosa ne è venuto fuori dal tanto atteso Consiglio Comunale sul digestore anaerobico: “Inquina e tratta frazione di rifiuti organici solidi!” E’ ora?


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Si è preso atto che c’è la volontà popolare a far si che l’impianto non venga realizzato. L’Amministrazione Comunale ha prodotto un documento, allegato a margine del presente post. Ed ora cosa succede in termini pratici?
Un Consiglio Comunale, quello che si è tenuto lo scorso 4 febbraio, che ha mostrato in tutta la sua solennità la maturità giusta per intraprendere un nuovo cammino di collaborazione. Il “Comitato Cittadino per la Tutela della Salute e dell’Ambiente”, il cui numero di iscritti continua a crescere a dismisura, non ha potuto che constatare e apprezzare la totale disponibilità del sindaco Giuseppe Avecone e dell’intera maggioranza e dell’opposizione a formalizzare un documento condiviso (redatto in grossa parte dal Comitato e dal gruppo di minoranza) che potesse essere considerato il primo passo verso un speriamo breve e vincente percorso di lotta. Il sindaco ha voluto formulare i suoi ringraziamenti per Gianfranco Di Caprio che: “svestito dei panni di consigliere – ha precisato Avecone – ha dato un notevole contributo tecnico per la formulazione delle osservazioni”. Ringraziamenti che sono andati anche all’ingegnere Antonio Calabrò, per il prezioso lavoro svolto nell’esaminare il progetto. E’ stato votato all’unanimità un importantissimo documento deliberativo che a tutti gli effetti pone il primo serio ostacolo alla inutile e dannosa infrastruttura per l’intero territorio del Matese e della valle del Volturno. Una infrastruttura che ad oggi si trova di fronte alla mancanza assoluta del consenso popolare. Tale delibera sarà trasmessa agli altri Comuni ed Enti operanti sul territorio con la speranza che si allertino e che affianchino i cittadini alifani affinché il Progetto venga bocciato. E dopo la votazione unanime che ha provocato il documento redatto, il sindaco ha poi proposto di inserire un ulteriore ordine del giorno: la nascita di una consulta di cittadini che lavori all’interno del Comune (max 15 persone) per la salvaguardia e la valorizzazione delle risorse ambientali. Iniziativa accettata di buon grado anche dal Comitato. Un documento che ha preso spunta anche e soprattutto dalla grossa mobilitazione popolare che si è registrata nelle ultime settimane. L’impianto in questione dovrebbe trattare la FORSU (Frazione Organica Rifiuti Solidi Urbani) e alcuni rifiuti speciali non pericolosi che, attraverso diversi processi produttivi, ricaverà biogas, che servirà a produrre energia elettrica, e compost. Il Consiglio Comunale ha per l’occasione rivolto un appello agli organi preposti al rilascio delle autorizzazioni nel rispettare l’art. 4 comma 6 del D. Lgs. n. 205/2010 (in recepimento della Direttiva Europea 2008/98/CE e di modifica al D. Lgs. n. 152/2006): “Nel rispetto della gerarchia del trattamento dei rifiuti le misure dirette al recupero dei rifiuti mediante la preparazione per il riutilizzo, il riciclaggio o ogni altra operazione di recupero di materia sono adottate con priorità rispetto all’uso dei rifiuti come fonte di energia.”

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Caserta. Sequestrati nelle proprie abitazioni per il traffico

Caserta. I cittadini sono stanchi di subire ogni giorno, soprattutto nell’orario di punta, in cui escono i ragazzi dalle scuole, ore ed ore di traffico.

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Nonostante alla Caserma Garibaldi, da oggi 06/12/2021, sia ritornato il sistema di vaccino solo su prenotazione, come stabilito inizialmente, fatta, da oggi, esclusione per le prime dosi, continua a presentarsi il problema di doppie e triple file di auto, talvolta, addirittura anche di più, nelle strade adiacenti a Via Laviano.

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Giungono segnalazioni dagli automobilisti di attese da mezz’ora ad alcune ore, imbottigliati nel traffico.

La situazione è diventata davvero stressante, perché oltre alla pioggia di questi giorni, in cui già normalmente aumenta il traffico, rimanere incastrati in attese interminabili non è piacevole per nessuno.

I residenti di Via Laviano lamentano addirittura di essere sequestrati in casa, non riuscendo ad uscire facilmente con l’auto dalle loro abitazioni, poiché i veicoli in strada bloccati per lungo tempo nel traffico, ne impediscono il passaggio.

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Teatro Ricciardi/ La mano di Dio del cinema. Sull’ultimo di Sorrentino

Capua-Ieri presso il Teatro Ricciardi, dopo la presentazione di Massarelli, è stato proiettato il film “La mano di Dio” di Sorrentino. (Al Ricciardi si è accolti sempre dalle sagge e appassionate parole del Direttore e poi c’è la possibilità di discutere del film davanti a un caffè (o altro) preparato dal Caffè Don Carlo)

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Analisi del film

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Dopo aver cercato di addentrarsi nelle pieghe nascoste del potere, tentando di mostrare – da un’angolazione diversa rispetto a quella adottata per delineare le oscure fattezze de il Divo – le trame segrete che hanno determinato gli ultimi vent’anni della storia italiana, Sorrentino, lasciando da parte, ma non troppo, il “ridicolo sublime” di lynchana memoria, decide di raccontare la “sua” storia, intrecciandola sapientemente con quella di Napoli, la Napoli degli anni 80′, e di chi, di questa città, continua ad essere il mito attorno al quale si addensano, come attratti da un centro di gravità irresistibile, sogni e speranze di emancipazione sociale e individuale. Memorabile, in questo senso, l’esclamazione dello zio Alfredo – un personaggio grottesco che ricorda le “figure” delle commedie di Eduardo, presenza tacita, ma rilevante all’interno del racconto sorrentiniano -: “Se il Napoli non compra Maradona, io mi uccido”. Ecco, uno dei punti di forza dell’opera risiede proprio nella rappresentazione simbolica del Pibe de oro. La sua presenza non invade mai goffamente il campo della narrazione, ma lo illumina dall’alto. È una luce verso la quale si dirigono gli occhi stupefatti di Fabietto, alter-ego del regista. In una scena, in particolare, egli compare seduto in macchina. La macchina da presa, dopo essersi incollata allo sguardo sognante di Fabietto, indugia, per pochi istanti sul volto di un Maradona imberbe, nel fiore dei suoi anni. La sua presenza fisica, negli occhi traboccanti di meraviglia di Fabietto, sembra sottrarsi alla sua stessa fisicità, diventando la concrezione di una trascendenza inafferrabile. In questa prospettiva, Maradona assurge davvero a incarnazione del divino, a segno dell’ineffabile. La sua figura non si sovrappone a quella di San Gennaro (Enzo De Caro), qui “umano troppo umano”, ma libra sopra l’intreccio fitto di vite trasfigurando la loro sofferenza, accendendo l’anelito della loro speranza. In questa scelta, Sorrentino si discosta dall’immagine splendida che lo scrittore Luciano De Crescenzo fornì del calciatore: “era la massima di Dioniso e la schifezza di Apollo”. Qui, ad emergere in primo piano, non è né il dionisiaco né l’apollineo, ma il “il numinoso”.
Eppure, la mano di Dio, non è – solo – quella dell’asse argentino, ma la mano del cinema. Se è Maradona a salvare la vita concreta del alter-ego del regista, è lei, la mano della Settima Arte, a salvare la vita interiore, il senso, senza il quale la propria esistenza è cieco destino. Perché, come ripete Fabietto, riportando una frase pronunciata da Fellini in un’intervista, <<una realtà senza immaginazione è scadente>>. Il cinema non solo si profila come lo sguardo capace di interpretare il mondo. Ma questa interpretazione è, al contempo, riscrittura e trasformazione del mondo contemplato. La regia di Sorrentino, infatti, assurge a protagonista indiscusso dell’opera. Qui la il suo “occhio” è capace di districarsi negli interni, rilevando dettagli e oggetto carichi di rimandi simbolici; al tempo stesso mostra di saper trovarsi a proprio agio quando la “retina” della macchina di presa si lascia impressionare dagli spazi ampi di paesaggi che, da esteriori, subito si tramutano in luoghi interiori.
Il cinema, sembra dirci il regista napoletano, è l’immaginazione che manca alla stolida ordinarietà del reale. È il cinema ad avere il compito di redimere dando voce ed espressione al nostro sentire più profondo.
Infatti, questo uno degli assunti principali dell’opera, un dolore che non può essere raccontato – diventando simbolo, metafora, immagine, mito – ci avvelena. Perché vivere, in ultimo, è aver cura della propria ferita. Saperla riconoscere, saperla dire. Dirla, però, non con la parola, ma con la potenza dell’immagine-tempo.
Lo splendido finale, ricamato dalle note di “Napule è”, lo attesta. Qui, Fabietto, dopo aver incrociato lo sguardo del ‘monaciello’ (forse lui da bambino?), si lascia cullare dalla nostalgia, mista ad ambizione, di chi lascia la propria terra per acciuffare i propri sogni. Il suo volto diviene uno specchio su cui scorrono i colori dei passaggi amati, ormai già ricordi nella trasparenza del finestrino. Qui, a nostro avviso, il pubblico che vi assiste non è più pubblico, ma una comunità di destino. Perché, tutti insieme, si ritrovano accomunati dallo stesso sentire, dallo stessa amore per una terra e per un popolo. Ecco il capolavoro di Sorrentino: aver fatto di nuovo del cinema una liturgia laica, una religione popolare in cui l’altro non è altro, ma fratello, fratello nella visione del miracolo dell’apparire.

Perché il film di Sorrentino va gustato al cinema- di Gabriella Clemente.

È stata la mano di dio
Con questo film incontriamo le radici culturali ed esistenziali dell’arte di Sorrentino, nella sua materia palpitante. Nella prima parte del film Napoli è ricordata con un racconto che è l’esatto corrispondente dell’Amarcord di Fellini: un puro atto di amore, potrebbe diventare nostalgia ma non lo è. Maradona come il Rex, mare e sole invece della neve, personaggi dissonanti e incancellabili, forse più vivi e reali rispetto alle figure trasognate di Fellini. Qui assistiamo al nascere della vocazione artistica di Fabietto, desideroso di diventare un regista, qui vengono dichiarate le sue fonti d’ispirazione. La più importante? Forse Dante. Poi irrompe un lutto come uno tsunami. Cosa succederà al protagonista, che ne sarà di lui, dei suoi desideri? L’impossibilità di raccontare quel lutto, di ‘elaborarlo’ ci consegna un finale aperto ed irrisolto, nel film non c’è spazio per facili speranze; è un viaggio, un divenire. Nessun film dovrebbe essere visto, almeno la prima volta, in televisione. Il cinema è un’esperienza immersiva, la propria realtà si trasferisce all’interno del film; la televisione è vivere una cosa tra altre, mantenendo il contatto con la quotidianità. Ma questo è tanto più vero per un film come ‘È stata la mano di dio’, dove ci si immerge tante volte nella luce estiva, nel mare di Napoli. Solo al cinema la bellezza di zia Patrizia, lo sguardo incantato di Fabietto, i lunghi capelli della baronessa dispiegano la loro magia.

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Aversa, in lutto la comunità di San Cipriano. Muore una bimba di soli 3 anni

San Cipriano D’Aversa. Non vi sono parole in grado di dare voce al dolore che segue quanto di più innaturale possa mai accadere nella vita: la perdita di un figlio.  Con uno stato d’animo che può lasciare spazio solo ad un profondo sgomento, la comunità ha appreso della improvvisa morte di una bimba, Raffaella. Secondo quanto trapelato, sarebbe questo il nome della piccola, di soli 3 anni, spirata nel primo pomeriggio di ieri, domenica 5 dicembre, all’ospedale Santobono di Napoli dove era stata accompagnata dai genitori in seguito ad un malore accusato quella stessa mattina, mentre giocava tranquillamente. Aveva nei giorni precedenti già manifestato dei malori  che erano poi apparsi superati. Avviata una gara di solidarietà dai cittadini  affinché le sue spoglie vengano accolte presso il cimitero locale, in modo da consentire alla famiglia e alla comunità di rendere omaggio ad una vita che si è spenta così prematuramente.

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CAIAZZO. Cambiano i tempi! Una volta si chiamava “Mercatiello della Minestra” e si svolgeva la domenica mattina in piazza Santo Stefano. Oggi “Slow food” si inventa i “Mercati della Terra!” e il Comune si attiva.

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Il vecchio e tanto rimpianto contadino dell’agro caiatino che la domenica mattina giungeva nella ex piazza Verdi sarà rimpiazzato dai moderni agricoltori della “new economy”, quella a chilometro zero… 
Forse le nuove generazioni non lo ricordano,se non in qualche racconto dei loro genitori o nonni, ma un tempo la città di Caiazzo era davvero il capoluogo dell’ago caiatino, con diversi decenni di anticipo sui tempi moderni. In particolar modo la filiera a costo zero dei prodotti agricoli è sempre esistita e la domenica in particolar modo (ma anche il mercoledì) in piazza Verdi, oggi piazza Santo Stefano, si svolgeva un impressionante mercato di prodotti ortofrutticoli provenienti esclusivamente dai Comuni prospicienti Caiazzo e, ovviamente anche dai raccolti dei caiatini. Si chiamava “Il Mercatiello della Minestra” ed attirava gente da ogni dove, soprattutto nell’immediato dopoguerra quando il consumo di carne era una chimera, nel mentre si iniziava a coltivare i terreni agricoli di cui la zona era ricca. Man mano quel “Mercatiello” è andato a svanire fino ad arrivare ai giorni nostri, e vede un ultimo samurai dell’agro caiatino giungere ancora a Caiazzo la domenica mattina a vendere i prodotti del suo terreno. Ed allora ecco che la condotta Slow food si è inventata un “Mercatiello della Minestra 2.0″ versione riveduta e corretta delle antiche usanze, siglando un protocollo con il Comune di Caiazzo, attraverso il suo rappresentante territoriale, Domenico Mario Mastroianni, fiduciario Slow food Volturno sottoscritto ovviamente con il sindaco Tommaso Sgueglia. Nella “forma” si parla di crisi economica e dell’aumento del costo della vita che hanno modificato le abitudini dei consumatori che, sempre in maggior numero, si rivolgono alle offerte della cosiddetta filiera corta acquistando dai produttori agricoli senza nessuna intermediazione. Quindi in un momento come quello attuale, proporre occasioni di incontro diretto con il mondo agricolo significa promuovere la cultura e l’identità del territorio e nello stesso tempo dare impulso positivo all’economia locale e alla vita sociale dell’intera comunità. Pertanto nell’interesse della comunità locale, è intento dell’ Amministrazione dare impulso alla istituzione del “Mercato della Terra”, secondo i principi introdotti da Slow Food. Considerato che i Mercati della Terra sono caratterizzati dalla presenza di produttori che vendono solo i propri prodotti, assumendo direttamente la responsabilità del proprio lavoro e che i predetti mercati non sono solo luogo di spesa ma anche occasione di incontro e di educazione al gusto, tenendo conto delle stagioni, sono ottenuti da processi tradizionali, con attenzione all’ambiente e rispetto per il lavoro di chi produce. Per cui la Giunta Comunale ha deliberato di approvare ed istituire un Mercato della Terra, approvando lo schema di protocollo di intesa con la condotta locale di Slow food, quale primo atto per la procedura di istituzione del suddetto mercato. L’auspicio con questo provvedimento adottato è che si realizzino questi “Mercati della Terra” ed il centro storico caiatino torni a ravvivarsi come un tempo. Da ultimo, il che non guasta, la speranza dei consumatori e che non gli facciano pagare i fagiolini come li pagava Berlusconi ad Arcore.

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