ALVIGNANO. Ieri mattina i candidati ai quattro posti da volontario per il progetto civile, hanno sostenuto la prova orale


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Quasi venti tra ragazzi e ragazze alvignanesi hanno partecipato alle selezioni che, dopo la prima fase iniziale consistita nella presentazione delle domande, ieri mattina ha visto un’altra tappa delle selezioni con i colloqui tenuti dal personale dell’Amesci che, poi, sceglieranno i quattro giovani…
Prove orali ieri mattina per i candidati a quattro posti da volontari nel progetto di servizio civile per l’assistenza agli anziani dal titolo “Riscoprire l’Età” approvato in favore del comune guidato dal sindaco Angelo Di Costanzo dal dipartimento della Gioventù e del Servizio Civile, a valere sul programma Garanzia Giovani. Quasi venti tra ragazzi e ragazze alvignanesi hanno partecipato alle selezioni che, dopo la prima fase iniziale consistita nella presentazione delle domande, ieri mattina ha visto un’altra tappa delle selezioni con i colloqui tenuti dal personale dell’Amesci che, poi, sceglieranno i 4 giovani più meritevoli e con maggiori attitudini e propensioni alla realizzazione del progetto in campo sociale. L’importante iniziativa rivolta ai giovani fino ai 29 anni sarà attuata nuovamente in paese dopo qualche anno di stop dovuto al taglio dei fondi operato a livello nazionale dalla presidenza del consiglio dei ministri. L’intervento finanziato in favore della comunità alvignanese riguarda il settore dell’assistenza agli anziani dal titolo “Riscoprire l’Età” per un totale di 4 volontari, per un periodo continuato di dodici mesi, dietro un rimborso mensile di 433,80 euro. “Opportunità di lavoro, percorsi di formazione ed azioni tese alla crescita dei nostri giovani alvignanese – afferma il primo cittadino Di Costanzo – rappresentano da sempre le priorità per l’amministrazione che ho l’onore di guidare. Solo grazie alla nostra capacità di programmare gli interventi adeguati e di progettare le azioni utili allo sviluppo delle necessarie politiche giovanili, ci hanno consentito di raggiungere quest’ulteriore traguardo a tutto beneficio dei ragazzi e delle ragazze residenti in paese”.
Enzo Perretta

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CAIAZZO. Perseguita una ragazza di Alvignano da due anni ed arriva a minacciare anche il suicidio se non la vede. Denunciato un poliziotto per stalking.


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L’uomo vive nel capoluogo caiatino ed è stato sorpreso dai Carabinieri della locale Stazione, domenica mattina, mentre si recava ad Alvignano dalla sua ex fidanzata che ha chiesto l’intervento dei militari… 
Incredibile e probabilmente provvidenziale intervento dei Carabinieri della Stazione di Caiazzo, retta dal Maresciallo Capo Michele Fioraio, intervenuto in prima persona e quasi sicuramente ha salvato la vita ad un agente di polizia e dopo lo ha denunciato. Ma andiamo con ordine. Domenica mattina, una pattuglia dei militari della Stazione caiatina, sta perlustrando come al solito il territorio di competenza. Si recano in direzione Alvignano e, improvvisamente, vengono fermati da una ragazza in lacrime, la quale disperata chiede aiuto per una vicenda tremenda che sta vivendo in prima persona. Infatti il suo ex fidanzato, un agente della polizia penitenziaria, residente a Caiazzo, le aveva inviato quella stessa mattina, diversi “sms” coi quali le chiedeva in forma davvero insistente che la voleva rivedere. Alla fine l’ultimo sms pervenuta alla ragazza, recitava testualmente: “Se non vieni ad incontrarmi, ho la pistola con me e mi uccido!” La donna non sapendo che fare e, soprattutto, temendo per la sua incolumità, disperata si rivolgeva ai Carabinieri che stavano transitando lungo la provinciale 330, provvidenzialmente! I Carabinieri quindi, si facevano accompagnare dalla ragazza sul luogo dell’appuntamento e qui si trovava il poliziotto che però attendeva solo la sua ex. A quel punto i militari scesi dalla macchina, effettuavano tutti i controlli del caso e scoprivano che effettivamente il loro collega era armato e gli chiedevano spiegazioni sugli sms. Alla fine questi, disperato, si è arreso alle domande postegli dal Comandante in persona dei Carabinieri di Caiazzo, il Maresciallo Capo Michele Fioraio, ammettendo tutte le sue responsabilità, ovvero che aveva tempestato di telefonate e di messaggi la ragazza di Alvignano, rendendogli la vita davvero difficile. Chi lo sa, domenica mattina cosa poteva accadere, atteso che il poliziotto era molto scosso, così come la ragazza era terrorizzata. Un femminicidio? L’ennesimo? O un suicidio? Od anche un suicidio omicidio? Fatto sta che l’intervento dei Carabinieri, ha di fatto, sicuramente salvato la vita al collega e alla sua ex ragazza. Ovviamente i Carabinieri, oltre alla prontezza e lo spirito di riflesso, hanno applicato anche la legge! Ed infatti il poliziotto è stato denunciato per i reati di Stalking e quasi sicuramente dovrà affrontare un processo per questa vicenda.

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Aversa, scoperto giro di certificazioni e 24 CFU facilitati: lo scoop anche su Striscia la Notizia

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Nuovo scoop da parte di Luca Abete, lo storico inviato di Striscia la notizia, tg satirico di Canale 5.

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Questa volta si tratta di certificazioni utili per le graduatorie dei concorsi pubblici ottenute in modo illecito ad Aversa.

Si parla, nella fattispecie, di quelle di livello C1 in lingua inglese, informatica e i 24CFU necessari ai concorsi per l’insegnamento.

In una serie di filmati registrati presso un centro di formazione e mandati in onda, un referente spiega dell’abitudine dei tutor di aiutare, in maniera illecita, i candidati durante le prove per il conseguimento dei certificati.

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Non solo: in un successivo colloquio ecco un vero e proprio tariffario per essere sicuri del buon fine degli esami.

Si va dai €350,00 per un certificato di livello C1 inglese con esame in sede, €90 per ogni certificazione di informatica, con uno sconto su un pacchetto di quattro certificazioni per €270,00.

Inoltre, la possibilità di conseguire i 24CFU studiando un programma ristretto con un esame semplificato.

Il tutto, ovviamente, è stato negato dai referenti stessi in presenza di Luca Abete, accorso sul posto per ottenere conferma di quanto registrato.

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Aversa, scoperto giro di certificazioni e 24 CFU facilitati: lo scoop anche su Striscia la Notizia

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“FRANGER NON FLECTOR”. IN MORTE DI UN INNOCENTE

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«Ho vissuto splendidamente

sino al compimento

del mio 73mo compleanno.

Poi sono cominciati i problemi…»

Angelo Burzi

Conclusioni.

Credo tutto ciò sia soggettivamente insostenibile, banalmente perché col Vitalizio io ci vivo, non essendomi nel corso della mia attività politica in alcun modo arricchito, e sostanzialmente perché non sono più in grado di tollerare ulteriormente la sofferenza, l’ansia, l’angoscia che in questi anni ho generato, oltre che a me stesso, anche attorno a me nelle persone che mi sono più care: mia moglie, le mie figlie, i miei amici. Preferisco dare loro oggi, adesso, una dose di dolore più violenta, ma una tantum… poi la loro vita potrà ricominciare visto che hanno, contrariamente a me, una larga porzione di futuro davanti a sè, futuro che non voglio danneggiare o mettere a rischio con una inutile mia ulteriore presenza su questo palcoscenico. Siccome arrendermi non è mai stata un’opzione, franger non flectar, esprimo la mia protesta più forte interrompendo il gioco, abbandonando il campo In modo definitivo. Serve anche fare un non esaustivo elenco dei personaggi che maggiormente hanno contraddistinto in maniera negativa questo mia vicenda in quasi dieci anni. Dapprima i giudici dei primo processo d’appello, i quali, con una sentenza che definire iniqua e politicamente violenta è molto poco, azzerarono la sentenza di primo grado che mi vide assolto per insussistenza del fatto dopo due anni di dibattimento in aula. Poi l’uomo nero, il vero cattivo della storia, il sostituto procuratore che dall’inizio perseguì la sua logica colpevolista, direi politicamente colpevolista. Essendo persona preparata e colta non si arrese rispetto alle assoluzioni del primo grado, ma appellandosi a sua volta ottenne la condanna nel successivo appello. Ancor più colpevole a mio avviso perché, conoscendo in dettaglio i fatti che mi riguardano, insistette nelle sue tesi, infine trionfò pochi giorni fa con l’esito dei rinnovato appello determinato dalle decisioni della Cassazione: in questo caso con il contributo significativo del presidente e relatore della Corte, l’ultimo arrivato sulla scena e le cui motivazioni non sono ancora note. Bisogna attendere i 90 giorni dalla sentenza ma è evidente che ci ha messo molto del suo, probabilmente aggiungendo le sue valutazioni dl ordine etico morale, del tutto soggettive e prive sia di sostanza che di sostenibilità giuridica, alle richieste dell’accusa. Se la procedura glielo avesse consentito, credo le avrebbe ampliate.

Desidero infine che il mio abbandono non sia in alcun modo connesso con il Natale, è solo dovuto alla concomitante assenza fisica di mia moglie, il che lo rende oggi praticabile. Spero però sia di esplicita condanna verso coloro che ne sono stati concausa e di memoria per coloro che, leggendo queste poche righe, le potessero condividere.

Importante anche non dimenticare il ruolo della presidente Bersano di Begey che svolse eccellentemente il suo non semplice ruolo durante il primo grado del processo, leggendo le carte disponibili, sentendo coloro che avevano titolo, distuinguendo le spese per la loro inerenza al mandato dei consiglieri, condannando severamente i colpevoli e assolvendo gli altri, tra i quali io stesso. Insomma facendo il giudice!

Me ne vado in eccellente forma psichica, abbastanza traballante in quella fisica, certo che questo mio gesto estremo sia l’unica strada da me ancora percorribile… la riduzione e la cessazione futura del danno! Siccome credo in Dio sono anche certo che Lui mi comprenderà e che quindi non passerò l’eternità tra le fiamme degli Inferi.

Con sincerità, Angelo Burzi

Ps. Chi fosse destinatario di queste parole sappia di essere autorizzato a farne l’uso che crede. Ne posso rispondere solo io, che però non ci sarò più.

(Fonte: Cronache Agenzia Giornalistica – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

“FRANGER NON FLECTOR”. IN MORTE DI UN INNOCENTE

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Brusca ai pm: “Le stragi miravano a portare Berlusconi in sella con Dell’Utri”

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31 DICEMBRE 2021

Un breve stralcio del verbale è stato depositato il 14 dicembre davanti al Tribunale del Riesame di Firenze dai pm per difendere i sequestri effettuati a ottobre nelle case dei fratelli di Giuseppe Graviano, non indagati. Per Brusca: “Quello che ha dichiarato Salvatore Cancemi in ordine alla finalità delle stragi di portare in ‘sella’ Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri è la verità”.

Cosa disse Cancemi? Il collaboratore di giustizia, deceduto nel 2011, non parlò chiaro delle confidenze di Riina su Berlusconi subito ma solo alcuni anni dopo l’avvio della sua collaborazione, risalente al 1993. Il 23 aprile 1998 davanti ai pm di Caltanissetta, Firenze e della Dna, si ricordò che Riina nel 1992 gli disse “che aveva nelle mani” Berlusconi e Dell’Utri. Secondo Cancemi le stragi erano state fatte da Riina per un fine politico. Gli disse il Capo dei capi “dobbiamo sfiduciare a quelli che sono in sella e quindi noi poi dobbiamo portare in seguito a queste persone”.

A quell’interrogatorio del 1998 di Cancemi, per la Procura Nazionale Antimafia c’era l’attuale senatore Pietro Grasso e per Caltanissetta c’era un giovane pm Tescaroli, ora procuratore aggiunto di Firenze.

Le dichiarazioni di Cancemi sono state già vagliate dai magistrati che hanno più volte prosciolto nei decenni scorsi sia a Caltanissetta che a Firenze, Dell’Utri e Berlusconi. Il gip Giovanbattista Tona a Caltanissetta nel 2002 scrisse che Cancemi su Berlusconi e Dell’Utri “non ha spiegato nulla del tipo di accordo che con loro sarebbe intervenuto e di quale poteva essere l’interesse di costoro alle stragi per cui si procede”. Il gip aggiungeva: “Brusca dal canto suo ha dichiarato di non sapere nulla di questi contatti, ma si è anche visto che le sue propalazioni in ordine al suo coinvolgimento e alle sue conoscenze circa i contatti politici intrattenuti dall’organizzazione negli anni 1991-1994 sono apparse particolarmente reticenti”. Per il gip Tona, quel Brusca di allora “non vale a dare netta smentita alle dichiarazioni di Cancemi, per altro verso non consente di dare ad esse alcun riscontro né di superare la loro genericità”.

Tutto ciò premesso va detto anche che la Procura di Firenze giustamente non molla e si interessa ancora alle stragi ponendo domande che a distanza di quasi 30 anni non hanno trovato risposte certe. Brusca il 21 giugno scorso dopo aver detto ai pm fiorentini “quello che ha dichiarato Salvatore Cancemi in ordine alla finalità delle stragi di portare in ‘sella’ Berlusconi e Dell’Utri è la verità” aggiunge “anche se credo che abbia fuso due interlocuzioni che invece erano parallele: la trattativa con i Carabinieri e i rapporti con Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. Per me ora – conclude Brusca con i pm – conoscendo il modo di ragionare di Salvatore Riina, e tenuto conto delle varie risultanze processuali di cui sono venuto a conoscenza nel tempo, è molto chiaro che vi sono state contemporaneamente queste due interlocuzioni”.

Nell’ordinanza che conferma i sequestri effettuati a casa dei fratelli di Graviano, non indagati, i tre giudici del Riesame (relatore Grazia Aloisio, presidente Elisabetta Improta) scrivono che il sequestro è avvenuto “nell’ambito del procedimento penale n. 47032020”, poi elencano i reati per i quali si procede, cioé strage continuata e pluriaggravata per i fatti di Firenze del 27 maggio e Milano del 27 luglio (10 morti in tutto) e per gli attentati di Roma del 28 luglio contro le basiliche e del 14 maggio 1993 contro Maurizio Costanzo. Infine indica i nomi legati ai reati: “per i quali sono indagati Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri”.

Il decreto di perquisizione dei pm, per i giudici, è “sorretto da idonea motivazione (…) in ordine al fumus”. Sul punto i giudici scrivono: “Invero dalle investigazioni effettuate dalla Dia (…) è emersa la necessità di riscontrare le dichiarazioni rese da Giuseppe Graviano in ordine alla partecipazione finanziaria di Quartararo Filippo, nonno del Graviano e di altri esponenti della mafia palermitana, alle attività economiche di Silvio Berlusconi, che sarebbe stata sancita da una scrittura privata in disponibilità di soggetti di cui il Graviano non ha fornito le generalità, ma riconducibili al suo ambito familiare. Tali rapporti costituirebbero antefatto rispetto alla strategia che ha portato all’esecuzione delle stragi del biennio 1993-1994 – delitto per il quale il Graviano è stato condannato all’ergastolo – come ipotizzabile anche alla luce della ulteriore documentazione prodotta dalla Procura della Repubblica (dichiarazioni pentiti e sentenze della Suprema Corte)”.

L’avvocato dei fratelli di Graviano, non indagati, Mario Murano, ha annunciato ricorso in Cassazione.

(Fonte: Cronache Agenzia Giornalistica – News archiviata in #TeleradioNews ♥ il tuo sito web © Diritti riservati all’autore)

Brusca ai pm: “Le stragi miravano a portare Berlusconi in sella con Dell’Utri”

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