Aversa-Fratelli d’Italia, nascano i dipartimenti cittadini: F. Marrandino, C.Verde, V.Ferrara new entry

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Aversa-“Dopo la nomina a commissario cittadino, con l’ausilio della senatrice Petrenga, del consigliere regionale Piscitelli ed il commissario provinciale Cerreto, abbiamo iniziato a lavorare affinché il nostro partito si radicasse sul territorio con nuovi innesti e nuove energie di donne e uomini di centrodestra che credono nel nostro progetto. Con tale proposito nascono i dipartimenti cittadini, affinché i nostri dirigenti, ai quali vanno i miei auguri per l’importante designazione ,ma soprattutto i miei ringraziamenti per averla accettata, facciano crescere la nostra famiglia occupandosi per le rispettive qualifiche dei settori cittadini indicati. Siamo tutti consapevoli che il nostro partito ed il nostro direttivo sarà il protagonista del prossimo futuro politico aversano” Queste le parole del consigliere e commissario cittadino di Fratelli d’Italia Alfonso Oliva

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Si compone,così,il direttivo di fratelli d’Italia di Aversa:
• Avv. Francesca Marrandino politiche sociali
•Avv.Carmine D’aniello allo sport
• Dott.Esposito Michele tesoriere
• Dott.Gennaro Morra viabilità e vigili urbani
•Avv. Fausto Ibello contenzioso e rapporti col tribunale
• Dott. Carli Giuseppe sicurezza
• Prof.ssa Carla Verde associazionismo e volontariato
. Valerio Ferrara,lavori pubblici
Giovanna Vitolo,periferie
Luigi Vargas, rapporti con amministrazione penitenziaria
Antonio Tulipano, responsabile del movimento giovanile gioventù nazionale,

Del direttivo, invece, fanno già parte quali fondatori

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-il Dott. Enzo pagano
-Avv. Vincenzo Motti
-Dott Ferdinando De Simone
-Italo Romano
-Marco Ciardulli
-Avv Felice Belluomo
Giuseppe Cannavale

Valerio Ferrara

Carla Verde, moglie di Gennaro Caserta(Presidente del Consiglio comunale di Teverola)

Francesca Marrandino
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Le Motovedette dei Carabinieri operanti in tutta Italia non potrebbero navigare.

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MOTOVEDETTE DEI CARABINIERI “ ABUSIVE” IN TUTTA ITALIA, PRIVE DEI REQUISITI PER LA NAVIGAZIONE.

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SCOPERTO GIRO DI PRESUNTE TANGENTI NELL’ACQUISTO DI NUOVE MOTOVEDETTE.

Riportiamo di seguito il comunicato dell’UNAC.

Le Motovedette dei Carabinieri operanti in tutta Italia, sono “ILLEGALI” e non potrebbero navigare.

Sono prive tra gli altri della Relazione Tecnica di Valutazione Dei Rischi sulla base del D. Lgs. 9 Aprile 2008 n. 81 , che non è mai stato emesso dal Ufficio del Servizio Navale di Roma né proposto dagli Uffici dell’Arma, a discapito della “sicurezza” in Mare di tutti i carabinieri imbarcati e non.

La componente d’altura del Servizio Navale dell’Arma dei Carabinieri dovrebbe per le normative indicate dal Decreto MADIA essere impiegata per missioni di ordine e sicurezza pubblica su disposizione della Prefettura e per la tutela del patrimonio archeologico, ambientale, agroalimentare oltre che per missioni di trasporto di persone e materiali. Le aree operative sulle quali insiste la competenza navale dell’Arma sono sempre più caratterizzate da necessità e vincoli di protezione ambientale e di tutela dell’ecosistema alle quali anche i mezzi navali debbono potersi adeguare. In tale ambito si intende acquisire delle imbarcazioni che possano essere condotte da un equipaggio di 5/6 militari, capace di recuperare e trasportare naufraghi e di sostenere operazioni di pattugliamento anche prolungate delle coste, lagune e aree marine protette”.. Il tutto avviene nell’Arma sono in “apparenza” in quanto si fanno solo uscite in mare per consumare carburante senza nessun controllo alla moltitudine delle attività illecite, tra cui mezzi navali attraccati nei porti appartenenti ad organizzazioni malavitose.

In relazione all’esigenza di poter operare in aree marine particolarmente sensibili dal punto di vista ambientale e di tutela dell’ecosistema, le unità dovranno essere predisposte per operare in modalità “Emissioni Zero” (ovvero senza emettere acqua e gas di scarico dai Motori Termici Principali e dal Diesel Generatore), garantendo comunque velocità ed autonomia adeguate nel rispetto della vigente normativa MARPOL.

Successivamente ogni qualvolta sia scritto per semplicità R.I.Na. si voglia leggere “R.I.Na. o altro ente di classifica internazionalmente riconosciuto” e quando verrà scritto R.I.Na. FPV si voglia leggere “R.I.Na. FPV (Fast Patrol Vessel) o altro regolamento similare prodotto da un ente di classifica internazionalmente riconosciuto”.

I predetti requisiti dovranno coniugarsi con la necessità di garantire all’equipaggio imbarcato un “ambiente di lavoro” rispondente alle vigenti normative in tema di prevenzione antinfortunistica e il più possibilmente confortevole.

La motovedetta in oggetto dovrà essere classificata R.I.Na. secondo i requisiti prescritti dal regolamento R.I.Na. FPV (Fast Patrol Vessel) o similare e dovrà essere costruita sotto sorveglianza del R.I.Na.

Le Unità dovranno essere, inoltre, conformi alle seguenti notazioni/classificazioni:

 International Code of Safety for High Speed Craft (2000 HSC Code) o equivalente;

 Convenzione MARPOL 73-78:

 R.I.Na. Green Star o equivalente (per le motovedette con propulsione ibrida)

La motovedetta dovrà essere caratterizzata da una buona versatilità e dalla capacità di operare in acque costiere così come in mare aperto, dovrà essere robusta, manovriera, veloce e capace di poter operare in modalità “emissioni zero”

L’unità dovrà essere destinata prevalentemente all’impiego operativo con un raggio di almeno 150 miglia dalle linee di base (autonomia minima alla velocità di pattugliamento di 300 miglia nautiche), garantendo, all’occorrenza, spunti di velocità sensibilmente superiori e capacità di intervento anche con condizioni meteomarine corrispondenti a “Sea State 4 (quattro)” o scala Douglas 4.

L’unità dovrà assolvere i compiti richiesti dal Servizio Navale dell’Arma dei Carabinieri ed in particolare, in ordine di importanza:

 trasportare ed alloggiare i 6 membri dell’equipaggio, più 12 operatori/ospiti, sia in cabina timoneria che nell’alloggio e quadrato equipaggio ed il maggior numero possibile di naufraghi nel ponte inferiore;

 garantire il pattugliamento delle aree richieste, sottocosta ed altomare, con possibilità di operare ad “emissioni zero”, in aree marine protette e/o aree turistiche .

L’imbarcazione dovrà garantire in ogni contesto operativo elevate doti velocistiche con assoluta sicurezza per il personale e per l’imbarcazione stessa.

La motovedetta, in propulsione diesel, dovrà essere capace di eseguire agevolmente rapide manovre in spazi ristretti, repentini cambi di velocità e facili arresti d’emergenza anche nelle condizioni meteomarine corrispondenti a “Sea State 4” o “mare 4” sulla scala Douglas.

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La coibentazione risponderà a criteri di isolamento acustico (finalizzato al contenimento del rumore nell’ambiente circostante), termico e tagliafuoco.

In particolare lo spessore ed il tipo di coibente antifiamma dovrà essere privo di amianto e in accordo ai regolamenti R.I.Na. FPV.

La coibentazione del locale Sala Macchine dovrà essere certificata “A0”.

Dovrà essere fornita una cassa di raccolta per le acque nere, in accordo con la vigente normativa MARPOL e secondo le prescrizioni del R.I.Na..

Tale cassa dovrà essere dotata di portello di ispezione ed equipaggiata con tutti gli attacchi necessari al corretto funzionamento oltre che di una sonda di livello. La cassa integrerà inoltre il sistema di esaurimento tramite una e/pompa 24Vcc (automatico/manuale) e l’attacco per l’esaurimento da terra attraverso apposito sistema di aspirazione esterno con attacco sul ponte di coperta.

Sarà presente, in idoneo spazio in Sala Macchine o locale Ausiliari, una cassa di almeno 200 litri per il conferimento delle morchie e dei residui oleosi di sentina secondo la normativa MARPOL e le prescrizioni R.I.Na.. Le pompe di aspirazione delle sentine, dove ci possa essere la possibilità di presenza di residui oleosi, dovranno poter scaricare in questa cassa con pompa elettrica e manuale, che a sua volta potrà scaricare fuoribordo solo da un apposito attacco esterno presente sul ponte di coperta.

L’impianto di propulsione dovrà essere strutturato su due motori diesel “veloci” quattro tempi per la propulsione in modalità “zero emissioni”.

Per l’attività di fornitura ed equipaggiamento dei motori dovrà essere applicato quanto disciplinato in materia dalle seguenti normative:

 R.I.Na. (FPV) e relative norme tecniche in esso richiamate;

 IMO – “International Maritime Organization’s Regulation – Annex VI to the Marpol

Convention Regulations” – (prescrizioni vigenti);

 ISO 3046/1 “Reciprocating internal combustion engines”.

 D.lgs. nr.81 del 9 aprile 2008 e successive modifiche ed integrazioni.

 ISO 9001:2008.

 R.I.Na. Rules for the Classification of Fast Patrol Vessel, edition 2007

 IMO MARPOL 73-78.

 ITTC – Recommended Procedures and Guidelines – Section 7.5-04 “Full Scale Measurements”.

 Norma IEC 60092 TEC 507 “Electrical Installation in Ships – Small Vessels”.

 Norma ISO 9001:2015 “Quality Management System”.

 Rina Green Star/Plus Rules (per Unità con propulsione ibrida).
In “barba” a tutte queste prescrizioni inesistenti nelle Motovedette dell’Arma dei Carabinieri, il Comando generale dell’Arma si è adoperato in una Gara D’Appalto, per la fornitura di Nuove Motovedette, aggiudicata dalla FERRETTI che subito dopo l’aggiudicazione, ha stipulato un contratto di migliaia di Euro tramite l’Ufficio preposto all’interno del Comando generale dell’Arma, in cui ha “versato” ingenti danari alla “Fondazione” dei generali, in chiaro conflitto di interessi, per quella che il Sindacato ritiene sia una vera e propria “tangente” sulla quale indagano le Procure di Bari, Roma, Taranto, Isernia e Palermo.

Nel frattempo i nostri carabinieri imbarcati, impegnati anche per l’immigrazione clandestina continuano ad ammalarsi senza alcuna copertura di rischi professionali.
Un Vera Vergogna Nazionale il tutto per un giro d’Affari e di “Tangenti” del Comando generale dell’Arma, dove “lucrano” sulla memoria perfino di “Salvo D’Acquisto”.

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Le Motovedette dei Carabinieri operanti in tutta Italia non potrebbero navigare.

L’Arco borbonico risorgerà

Una bella notizia: l’Arco del Chiavicone dovrà essere recuperato e ristrutturato in breve tempo dall’Autorità Portuale 

Il 2 gennaio scorso è crollato l’Arco Borbonico del Lungomare Caracciolo di Napoli, vittima di un annunciato cedimento quasi totale causato da una violenta mareggiata.

Aveva resistito alla precedente mareggiata del 20 dicembre, ma questa volta no.

Fotografia scattata ad agosto 2020

Malgrado le numerose e continue segnalazioni, malgrado i sopralluoghi, malgrado fosse evidente di quanto poco appoggio aveva ormai la struttura, non era stato fatto nulla di concreto.

L’Arco risale all’800 e nacque come terminale dello scarico fognario, ‘o Chiavicone, quando la cloaca,  un semplice canale scoperto,  venne interrata.

Usato a volte come approdo dai pescatori del vicino borgo di Santa Lucia, ha fatto pensare che fosse parte dei resti del molo borbonico, che invece si trovava un poco più avanti.

La deputata ex M5S, ora indipendente gruppo LeU, Rina Valeria De Lorenzo ha presentato una interpellanza in merito alla ricostruzione dell’Arco Borbonico. Anna Laura Orrico, sottosegretario del MiBACT, ha risposto che, a causa dell’incuria in cui è stato lasciato dovrà essere restaurato in breve tempo dall’Autorità Portuale.

Grande soddisfazione manifestata da tutti, tranne i soliti bastian contrari che ricordavano l’odore nauseabondo (?!?) della zona in cui sorgeva l’Arco. Forse era solo una reliquia, una scheggia, una scarda, ma era comunque una testimonianza dell’alta ingegneria borbonica, e fa piangere, sì, fa piangere il pensare che quei preziosi conci, i blocchi squadrati di pietra vesuviana, possano essere dispersi a causa della furia ondosa.

Attualmente quel che resta dell’Arco è stato messo in sicurezza rafforzando la gabbia di tubi innocenti che già sosteneva la volta prima del crollo.

L’Autorità Portuale dovrà agire in fretta, perché si teme che i conci che sono sparsi intorno possano essere trafugati dagli amanti di antichità. Come se poi tutte  le pietre non fosse sempre antiche!

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L’Arco borbonico risorgerà

IL TITOLO PIU’ APPROPRIATO E’ QUESTO: I POLITICI ITALIANI? QUASI TUTTI VOLTAGABBANA,OPPORTUNISTI, TRAFFICHINI,PUTTANIERI,DROGATI, INCOLTI, E LESTOFANTI…

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Il centro storico di Napoli

Dai Greci a Federico II, a De Magistris: questa domenica il nostro autore ci accompagna in una passeggiata nel centro storico di Napoli, fra testimonianze d’epoca greco-romana, medioevale e moderna https://wp.me/p60RNT-8jZ

di Antonio Vitale

Napoli è stata fondata dai Greci 2500 circa anni fa. In questi secoli si sono succedute varie dominazioni che hanno lasciato un patrimonio artistico, culturale ed archeologico molto ricco.

La struttura urbanistica della Nea Polis (città Nuova) costruita secondo i principi di Ippodamo da Mileto prevedeva Tre strade principali dette Decumani, varie strade perpendicolari, i cardini. La città era poi circondata da mura di cinta che avevano lo scopo di difendere il nucleo abitativo centrale, con varie porte che si aprivano nelle varie direzioni.

Molte delle porte sono state distrutte o sostituite con altre di epoca diversa, come Porta San Gennaro, Porta Capuana, Porta Nolana, Port’Alba, tanto per citarne alcune. In molti punti sono rimasti alcuni resti delle antiche mura greche, caratterizzate da grossi massi di tufo che si reggevano senza malta, ma con il proprio peso, per cospicue altezze, anche fino a 10 metri .

Dalla pianta della città si può notare un perimetro piuttosto ampio con strade che si sono modificate nei secoli per la sovrapposizione di costruzioni anche importanti come palazzi storici, chiese ed edifici universitari.

E proprio l’Università degli Studi di Napoli Federico II, una delle Università più antiche del mondo: fondata il 5 giugno  del 1224 dall’Imperatore Federico II di Svevia del Sacro Romano Impero e Re di Sicilia, rappresenta il simbolo della cultura e delle scienze che si sono sviluppate a Napoli nel corso dei secoli.

Nella sede centrale che si estende dal corso Umberto I salendo per via Mezzocannone ed estendendosi verso largo San Marcellino tra le strutture medievali dell’Ateneo si trovano numerose testimonianze delle epoche precedenti.

La più caratteristica si trova in uno dei cortili interni, adiacente allo Scalone della Minerva. In questa corte, facente parte del Dipartimento di Scienze Politiche, c’è un tratto delle mura di cinta, lasciate a testimonianza delle origini della città.

Molte mura greche sono state sfruttate dagli architetti e costruttori poiché fornivano un punto di appoggio per le fondamenta degli edifici che dovevano costruire, infatti, la stessa via Mezzocannone presenta altre testimonianze greche anche alla base di edifici moderni, come ad esempio il palazzo in cemento armato, costruito negli anni ‘50 del Millenovecento adiacente all’ingresso del cinema Astra: si possono vedere i grossi massi di tufo lasciati a vista vicino ai pilastri dell’edificio.

Salendo ancora, in piazza San Domenico Maggiore,  in uno dei palazzi storici, Palazzo Saluzzo di Corigliano, che attualmente ospita alcuni locali, aule ed una Meravigliosa Biblioteca dell’Istituto Universitario L’Orientale, è possibile ammirare all’interno di un aula – ricavata sotto il livello della strada – un tratto di mura greche, costruzioni antiche che ne adornano la parte posteriore, e proprio per questo denominata Aula delle Mura Greche.

Andando verso la Acropoli della città di Neapolis, la collina di Sant’Aniello a Caponapoli, si incontrano gli edifici del Vecchio Policlinico, ex Federico II, dove vi è la omonima Chiesa di Sant’Aniello a Caponapoli: durante i lavori di consolidamento statico sono venute alla luce mura di costruzioni greco-romane, lasciate a vista nell’area centrale della Chiesa.

Infine, scendendo verso piazza Cavour, si possono notare resti di mura greche adiacenti la clinica Psichiatrica Villa Chiara e lungo il perimetro della Clinica universitaria di Ostetrica e Ginecologica, per poi arrivare alle rampe di via Maria Lorenza Longo, dove si possono scorgere le mura di cinta della parte alta della Neapolis. nello spazio posteriore dell’Istituto Comprensivo Scolastico Casanova-Costantinopoli. Le mura si “perdono” sotto la strada antistante l’Ospedale Santa Maria del Popolo degli Incurabili, attualmente chiuso per dissesti idrogeologici che hanno provocato il crollo di una Chiesa all’interno dello stesso Ospedale.

Attraverso questa passeggiata virtuale lungo le varie sedi dell’Università Federico II si possono scorgere tante altre testimonianze della bellezza e della unicità di questa città, ma anche lo stato di scarsa manutenzione del territorio con i conseguenti dissesti idrogeologici, i quali,  probabilmente si verificano proprio per la particolare conformazione del sottosuolo caratterizzata dalla presenza di grossi massi di tufo alternata a grosse cavità,  lasciate aperte o riempite con materiali di risulta nel corso dei secoli, crea delle difformità che con il tempo e con le infiltrazioni idriche di varia natura hanno indebolito la struttura portante di edifici e strade.

Resta comunque il fatto che il Centro storico di Napoli è ricco di testimonianze che si susseguono da secoli in oltre 2500 anni di storia e di vita.

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Il centro storico di Napoli