Ultim’ora. La vergogna di via de Carlucci

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Nella giornata di ieri avevamo scritto della rimozione di tutti gli ingombranti da via dei Carlucci. Gli ingombranti che puntualmente ci venivano segnalati dei residenti e dei quali noi stessi avevamo fatto segnalazione negli anni attraverso la nostra testata. Questa mattina è proprio il primo cittadino Andrea De Filippo a segnalarci, con grande tristezza e sconforto, la situazione di via dei Carlucci. A distanza di neanche 24 ore si ripresentano gli ingombranti sui marciapiedi della strada di questo quartiere. Come se ieri nulla fosse stato fatto. Lavoro vano. Una tela di Penelope. Una storia che si ripete uguale ogni volta, da mesi ? Chi agisce? E perché? Ogni commento sarebbe superfluo. La foto parla da sola. Il sindaco amareggiato ed arrabbiato ha dichiarato che non li rimuoverà.

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Ultim’ora. La vergogna di via de Carlucci

Consiglio Regione Lazio: non è giornalista, è del Pd, allora sia capo dell’ufficio stampa

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Consiglio Regione Lazio: non è giornalista, è del Pd, allora sia capo dell’ufficio stampa

VIDEO. Auto arenata in via Campolongo. Interviene il muletto

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Maddaloni. La pioggia forte fa la sua parte a creare danni. Il resto lo compiono le condizioni delle strade e la scarsa illuminazione.
Ieri sera, nel secondo tratto di via Campolongo, nei pressi dell’ex Face Standard un’autovettura è rimasta bloccata in un fosso.
Come si vede nel video segnalatoci da un nostro lettore, è stato necessario l’intervento di un muletto per tirarla fuori.
La strada è al buio dal 21 novembre, quando il forte vento fece cadere un grosso albero che tranciò i fili della corrente elettrica che collegavano l’illuminazione pubblica.

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VIDEO. Auto arenata in via Campolongo. Interviene il muletto

La Befana resiliente

Magari un po’ soppiantata da Babbo Natale, la Befana continua a volare sulla sua scopa dispensando doni ai bimbi e alla Natura 

di Tonia Ferraro

L’Epifania del Signore è una festa cristiana di precetto che cade 12 giorni dopo il Natale, nonché dopo il solstizio d’inverno, ovvero il 6 gennaio, segnando la fine del periodo natalizio. Ultima occasione per festeggiare, dunque, celebrata in molti Paesi, sebbene con significati diversi.

Per gli antichi romani il 6 gennaio simboleggiava la Natura: credevano che figure femminili volanti spargessero i doni per la terra, cioè i semi per la primavera.

In Inghilterra il 6 gennaio viene spento il ”ceppo delle feste”, la ghirlanda natalizia accesa il giorno di Natale: se il serto non è completamente bruciato, in quella notte gli spiriti degli alberi da cui provengono i rami restano prigionieri in casa. Sarebbe ritardato l’arrivo della primavera e potrebbero accadere disgrazie.

In Scozia, Irlanda e Inghilterra la dodicesima notte è anche quella dei mummings,  un’occasione per riunirsi per cantare ballare e raccontare leggende che hanno per tema la contrapposizione tra vita morte.

Nella tradizione cristiana l’Epifania ricorda la visita dei Re Magi a Gesù Bambino.  I Magi si misero in viaggio insieme per raggiungere la grotta indicata dalla stella cometa con i doni per il Bambinello: oro, incenso e mirra. In ogni villaggio che attraversavano gli abitanti si univano a loro recando anch’essi un regalo.

Una leggenda racconta che solamente una vecchia un po’ scorbutica di un villaggio vicino Betlemme non volle seguirli. Il giorno dopo però si pentì e cercò di raggiungere i tre Re, ma non riusì a raggiungerli. Pare proprio che quella vecchina nella notte del 6 gennaio giri ancora per il mondo, facendo regali a tutti i bambini e sperando che uno di essi sia il piccolo Gesù.

Il nome di questa figura mitologica un po’ strega e un po’ fata, severa ma non cattiva, deriva da Epifania, che in greco significa ”visibile”, poi trasformato in Befana. Tra i doni lascia anche un po’ di carbone nero come l’inferno, che simboleggia l’energia della Terra, il gran calore che bruciando purifica.

In questo periodo, infatti, un po’ ovunque tradizionalmente si eseguono riti col fuoco: il vecchio viene incenerito per far nascere il nuovo. Come il falò di Sant’Antonio Abate il 17 dicembre o il rogo del fantoccio di Carnevale il Martedì grasso, usanze di origine contadina, legate alla terra e alla sua rinascita.

Ma la Befana, la vecchia che vola sulla scopa, magari un po’ soppiantata da Babbo Natale resiste. Anzi, oggi, grazie a qualche industria dolciaria sta vivendo una nuova … giovinezza.

Per fortuna, la Befana rimane comunque nel cuore dei bimbi e ricchezza del nostro patrimonio ancestrale.

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La Befana resiliente

Un pollo che si crede un’aquila.

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Mi domando se Renzi, in tutta onestà, si renda conto del dramma che il Paese sta attraversando da mesi; dell’unicità e fragilità di questi tempi.

Mi domando se tutti questi giudici, scienziati e geni di acclarata competenza, sarebbero stati in grado di gestire una pandemia di portata mondiale, un improvviso e gigantesco problema senza precedenti, fatto di incognite, morti su morti, ospedali al collasso, crisi economiche…

Mi domando se è giusto puntare il dito contro un Governo, un uomo, che sta facendo di tutto per salvare il salvabile e portare il Paese alla risalita e alla mobilità da questo immenso pantano.

Me lo domando, ma ovviamente conosco la mia risposta.
In questi casi è necessario, lo ribadisco, mettere insieme le forze, le idee, e fare quadrato attorno a una leadership, intorno alla maggioranza. Trovare punti di condivisione per collaborare…non per innescare crisi e dissidi interni, peggiorando le cose.

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Proprio ciò che sta facendo l’altro Matteo, quello che fa opposizione non stando all’opposizione; quello che ama essere la voce fuori dal coro per trascinare tutti fuori traccia; quello che auspica un Governo Draghi; quello che vuole abbandonare la poltrona da anni… eppure sta sempre là. Seduto.

Renzi, un pollo che si crede un’aquila, e che rischia di fare danni seri.

Io non accetto un simile atteggiamento, non condivido l’arroganza, tantomeno quando è fondata sull’ignoranza e il “parlare tanto per”.
Un Governo Draghi significherebbe una nuova crisi, potere alle banche e agli arrivisti di turno. Significherebbe ricadere nel “magna magna” che ha caratterizzato per anni la nostra politica malata.

Il Governo attuale sta combattendo una pandemia, una crisi straordinaria e complessa.
Non può farlo dovendosi difendere anche da altri fronti che continuano, incessantemente, ad attaccare per aggiungere un’ulteriore crisi, e mettere così i bastoni tra le ruote alla macchina che con grande difficoltà prova a ripartire.

Continuare su questa strada, caro Matteo, significa essere stupidi, incoscienti…o, peggio ancora, megalomani senza alcuna pietà.

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Un pollo che si crede un’aquila.