WWF Caserta/ Denunciati due bracconieri

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Stamattina, 7 novembre 2020 sono stati denunciati 2 bracconieri nel territorio di Sessa Aurunca (Caserta) dalla vigilanza venatoria ed ambientale del WWF Italia nucleo provinciale di Caserta. Sono state Sequestrate armi, munizioni e richiamo elettroacustico vietato dai Carabinieri fatti intervenire sul posto.
I due bracconieri sono stati deferiti alla Procura di Santa Maria Capua Vetere attraverso i Carabinieri territoriali di Baia Domizia intervenuti sul posto dopo nostre chiamata al numero di emergenza.
C’è da evidenziare che il REATO di utilizzo dei richiami elettroacustici è particolarmente grave per il danno alla natura, perché in questo modo i BRACCONIERI con pochi colpi riescono ad abbattere un numero elevato di animali.

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Molto spesso i bracconieri non segnalano neanche gli animali selvatici uccisi sul tesserino venatorio regionale, per evitare di superare il numero del carniere giornaliero e di stagione venatoria previsto per ogni specie.

Anche questo è un passaggio importante perché il numero di animali da abbattere deve essere contenuto e deciso scientificamente, altrimenti le popolazioni di quegli animali tendono a ridursi a livelli troppo bassi e davvero pericolosi per la sopravvivenza della stessa specie.

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Solo per fare qualche esempio, la bibliografia scientifica degli ultimi anni sta mettendo in evidenza la sofferenza numerica di specie come la quaglia, l’allodola, beccaccia, il moriglione, la marzaiola, la pavoncella e tante altre.

Il WWF continuerà la sua opera di Vigilanza per il benessere della Natura e di tutta la nostra collettività.
Si coglie l’occasione per ringraziare sempre l’Arma dei Carabinieri.

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WWF Caserta/ Denunciati due bracconieri

ESCLUSIVA FOTO E VIDEO. Incendio alla braceria della solidarietà

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Non bastava il lockdown, i coprifuoco e le zone colorate a mettere in ginocchio l’economia e a mortificare il coraggio della giovane imprenditoria.  Torniamo oggi dai fratelli Daniele e Umberto De Matteo, di cui si è parlato ampiamente in questi giorni per la loro iniziativa di solidarietà, e della collaborazione creatasi con la Caritas.

A distanza di una settimana purtroppo sono loro ad aver bisogno di aiuto. Purtroppo, mentre stavano lavorando, nella giornata odierna, intorno alle ore 14.00, per cause ancora da determinare, la brace su cui stavano cuocendo i pasti per i loro clienti che affollavano il locale, complice anche la bella giornata, ha preso improvvisamente fuoco.

Le fiamme sono aumentate, il fumo ha riempito la sala che è stata prontamente evacuata, mentre si chiedeva l’intervento dei vigili del fuoco. Ingenti i  danni riportati: al locale, agli arredi, alle canne fumarie, ai cibi freschi quali carni pregiate e formaggi selezionati, e persino al condominio sovrastante il locale. Una stima precisa non é stata ancora fatta.

Da domani la braceria rimarrà chiusa per un periodo di tempo da stabilire. I fratelli De Matteo, che  poco più di un anno fa erano partiti con questo progetto ambizioso e coraggioso, mettendo in campo tutta la lor competenza nel settore, hanno investito in questa braceria sogni e speranze. Sono stati esemplari nella loro iniziativa di generosità, tanto da diventare, in pochi giorni, un punto di riferimento per tanti. Oggi c’è rabbia e smarrimento per l’accaduto. Poi verrà il momento di ricostruire per riprendere da dove si sono fermati. E noi siamo certi che non saranno da soli.

 

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ESCLUSIVA FOTO E VIDEO. Incendio alla braceria della solidarietà

Ruba 2 tablet e 3 cellulari dal Mediaworld del Campania, arrestato 43enne

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I Carabinieri del Nucleo Operativo – Sezione Radiomobile della Compagnia di Marcianise, hanno arrestato un uomo, 43enne, perché responsabile di furto aggravato presso il negozio Mediaworld del Centro Commerciale Campania. L’uomo è stato notato dal personale dipendente del negozio mentre si aggirava tra gli scaffali prelevando la merce esposta. Ha poi rapidamente guadagnato l’uscita ed è stato subito raggiunto dai militari dell’Arma, in circuito per i servizi di prevenzione dei reati predatori, nel frattempo allertati dagli addetti alla vigilanza. La perquisizione sulla persona e sul veicolo ha consentito di rinvenire 2 tablet e 3 cellulari smartphone.

È stato, inoltre, riscontrato che l’arrestato aveva asportato la merce esposta recidendo con un taglierino i cavetti antifurto. Il controllo esteso all’autovettura ha consentito di rinvenire uno smartphone da poco prelevato e di accertare che il ladro aveva coperto il numero di targa della propria autovettura al fine di eludere il sistema videosorveglianza del parcheggio. La refurtiva, per un valore di euro 1.650,00, è stata restituita alla parte offesa.

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Ruba 2 tablet e 3 cellulari dal Mediaworld del Campania, arrestato 43enne

Brutte notizie in casa Casertana, si ferma ancora il bomber Castaldo

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Che la stagione non fosse cominciata nel migliore dei modi lo si era già capito, ma a complicare la prossima trasferta ci si è messo anche infortunio dell’ultima ora di Castaldo.

L’attaccante di Giugliano ha riportato la frattura composta antero-laterale della settima costola dell’emitorace sinistra. Ora dovrà stare in assoluto riposo per poi essere ricontrollato nei prossimi giorni.

 

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Caserta/ centro affollato, ma tutti con la mascherina

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Caserta prova a rialzarsi, nonostante le misure prese che hanno messo al tappeto quasi tutta la città.

Oggi in città bar pieni ma tutti distanziati, le  persone camminavano tranquillamente per il centro e lungo via Mazzini. Non abbiamo incontrato, nonostante in qualche articolo su dica il contrario, persone senza mascherina, anche se qualche assembramento dovuto al flusso di persone c’è stato

Se ci fossero più controlli si potrebbe magari condurre una vita quasi normale  ,consentendo così  alle attività commerciali di resistere.

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Caserta/ centro affollato, ma tutti con la mascherina

Gli spazi pubblici meritano una sanificazione. O no?

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Sanificazione
La parola di oggi è sanificazione.
Perchè va bene parlare di Covid 19, di zone gialle, rosse, arancioni, di terapie intensive, di degenze, asintomatici, ma non basta
E l’appello viene lanciato dal dottor Antropoli che dal suo profilo facebook, condivide una riflessione che faccio mia: “non so se in Cina hanno veramente fermato il contagio ma una cosa è certa: hanno continuamente sanificato gli spazi pubblici – spiega Antropoli – in modo tale da distruggere il virus limitando così il contagio, ai rapporti interpersonali”.
E in Italia, in Campania, cosa accade?
Nella provincia Casertana quella sanificazione che nel periodo febbraio/marzo tutti invocavano che fine ha fatto?
Non vedo nelle nostre città una disinfezione – approfondisce Antropoli – come quella fatta a Wuhan o in altre città della Cina ritornate rapidamente alla normalità. Purtroppo in Italia e in Europa, dove dilaga il contagio, le istituzioni non hanno fatto il proprio dovere”.
E’ un’accusa importante ma, a questo punto giriamo la domanda a voi, ma anche alle istituzioni.
A quando una sanificazione? Perchè forse sarebbe il caso di farla, visti i numeri che continuano a crescere.

E soprattutto perchè non programmare un serio piano di sanificazioni? Attendiamo una risposta e azioni concrete.

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Gli spazi pubblici meritano una sanificazione. O no?

ECO-SISMA BONUS E ACCESSO AGLI ATTI

ECO-SISMA BONUS E ACCESSO AGLI ATTI URBANISTICI DA PARTE DEI TECNICI PROFESSIONISTI PER IL RILASCIO DI TITOLI ABILITATIVI, L’ORDINE DEGLI ARCHITETTI PPC DI CASERTA CHIEDE AI SINDACI DI TERRA DI LAVORO MAGGIORE SEMPLIFICAZIONE

                 CECORO: “Con l’entrata in vigore del Decreto Rilancio e le previste agevolazioni in materia di lavori di efficientamento energetico degli edifici, i tecnici dovranno affrontare numerose incombenze, in primis la verifica dello stato di legittimità degli immobili che accedono all’Eco-Sisma bonus”.

“I Comuni si attivino per rendere snelle e veloci le procedure di accesso agli atti e di rilascio dei titoli abilitativi, così da favorire le operazioni di riqualificazione del tessuto edilizio del territorio con l’Eco-Sisma bonus”.

È la richiesta rivolta ai sindaci dei 104 comuni della provincia di Caserta e contenuta in una lettera a firma del presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Terra di Lavoro, Raffaele Cecoro.

“Nell’ambito delle operazioni previste dal Decreto Rilancio in merito alle agevolazioni in materia di lavori di efficientamento energetico degli edifici, gli Uffici Tecnici di tutti i Comuni della Provincia di Caserta si troveranno a fronteggiare l’incombente quantità di richieste di accesso agli atti.

È, infatti, necessario, da parte dei tecnici progettisti, verificare lo stato di legittimità degli immobili poiché, ai sensi dell’art.49 del DPR 380/2001 e smi, cosiddetto Testo Unico dell’Edilizia, “… gli interventi abusivi realizzati in assenza di titolo o in contrasto con lo stesso, ovvero sulla base di un titolo successivamente annullato, non beneficiano delle agevolazioni fiscali previste dalle norme vigenti, né di contributi o altre provvidenze dello Stato o di enti pubblici”. Trattandosi di interventi di ristrutturazioni su un tessuto edilizio datato, gli accessi agli atti – specificatamente gli atti urbanistici degli immobili, in custodia presso il Comune – prevederanno l’accesso ad archivi che spesso necessitano di tempi non brevi per l’individuazione delle cartelle con le pratiche richieste”, si legge nella lettera indirizzata ai sindaci casertani.

“L’Ordine degli Architetti PPC di Caserta, pur rilevando le difficoltà che alcuni archivi comunali si trovano a gestire, chiede l’interessamento del Comune per attivare lo snellimento delle procedure e velocizzare le operazioni di riqualificazione del tessuto edilizio del territorio, con evidente enorme beneficio sia per le dinamiche economiche legate al mercato del lavoro in edilizia (da anni in grandi difficoltà), sia per migliorare la qualità del proprio territorio.

A tal fine, segnaliamo che hanno ottemperato all’istituzione della modalità telematica per le comunicazioni con gli Sportelli Unici, previsti per legge ai sensi dell’art.5 del già citato DPR 380/2001, soltanto una piccola percentuale dei Comuni della Provincia di Caserta, e ciò comporta grave rallentamento delle procedure oltre che – in questo periodo di allerta Covid – evitabili trasferte e assembramenti”, scrive Cecoro nella sua missiva con la quale, oltre a richiedere ai Comuni l’ottemperanza a quanto richiesto dalla legge con l’istituzione degli Sportelli telematici, si suggerisce anche una modalità di risposta, nelle more, alle esigenze dei tecnici professionisti, attivando una parziale acquisizione in scansione elettronica delle pratiche che vengono via via richieste dall’utenza.

                      “Poiché l’accesso agli atti prevede il pagamento di diritti per il servizio e di una quota per il numero di copie prodotte, ogni Comune potrebbe attivare una o più convenzioni con i servizi di tipografia locali.

                         Il nostro Ordine porterà tale situazione anche a conoscenza della Regione Campania, al fine di individuare opportune risorse per la digitalizzazione e, specificatamente, per l’istituzione di un archivio elettronico delle pratiche edilizie dei Comuni”, concludono gli architetti di Terra di Lavoro.

 

 

 

 

 

 

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ECO-SISMA BONUS E ACCESSO AGLI ATTI

Carinaro/ Un deceduto per Covid

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Carinaro/ È di pochi minuti fa la notizia di un sessantenne, senza patologie pregresse, deceduto per Covid. A comunicarlo il sindaco Nicola Affinito. 

Il messaggio del sindaco 

Cari concittadini mi è appena giunta la triste notizia di un decesso di un nostro concittadino a causa del contagio di coronavirus.

Esprimo le mie più sentite condoglianze da parte di tutta l’amministrazione comunale alla famiglia e a tutti parenti che purtroppo non possono esprimere la loro vicinanza con un saluto in quanto per protocollo sanitario non è possibile presenziare al rito religioso funebre e alla sepoltura. Si tratta di un nostro concittadino sessantenne che non presentava alcuna patologia pregressa ed è deceduto presso la struttura ospedaliera in quanto ricoverato d’urgenza ieri sera per un aggravamento delle sue condizioni di salute.
Siamo immensamente provati da questa triste notizia e ci uniamo al dolore che in questo momento colpisce la famiglia.
Questa notizia che purtroppo ha colpito la nostra comunità ci rende ancora più consapevole della gravità che comporta il contagio e soprattutto della tempestività delle azioni che devono essere poste in essere all’interno del nucleo familiare in caso di sintomi che prevedono l’eventualità di un possibile contagio.
Vi esorto alla massima prudenza e ad un senso di responsabilità”

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Carinaro/ Un deceduto per Covid

Intervista a Riccardo De Vito, magistrato di sorveglianza a Sassari e Presidente di Magistratura Democratica,: “Sì cari giornalisti, sulle scarcerazioni non siamo pentiti”.

Intervista a Riccardo De Vito, magistrato di sorveglianza a Sassari e Presidente di Magistratura Democratica,: “Sì cari giornalisti, sulle scarcerazioni non siamo pentiti”.

 Sulle misure anti-covid dice: “Bene sfoltire le carceri, ma chi è meno pericoloso non deve proprio entrare”. Il 41bis? “Un imbuto da cui non si esce, fa bene Woodcock a contestarlo”.

Allungare i permessi premio, diminuire gli ingressi in carcere, immettere risorse umane nel sistema: è questa la ricetta di Riccardo De Vito, magistrato di sorveglianza a Sassari e Presidente di Magistratura Democratica, per fronteggiare l’espansione del coronavirus in carcere.

Ma in questa lunga intervista abbiamo anche discusso di 41bis per cui “contestarlo non significa fiancheggiare la mafia” e di comunicazione: “viva il quarto potere” ma si abbia l’onestà e la capacità di saper leggere i provvedimenti giudiziari.

Dottor De Vito, in carcere i contagi sono in aumento. Il Ministro Bonafede nel pacchetto giustizia del dl ristori ha previsto delle misure per sfoltire le presenze. Qual è il suo parere in merito?

Il carcere non è un luogo ermetico, al contrario. Le misure tempestivamente adottate nel cosiddetto “decreto ristori” sono un primo passo, ma serve uno sforzo maggiore. In particolare credo sia necessario ribaltare la prospettiva: non basta soltanto favorire l’accesso a misure alternative per soggetti meno pericolosi e con “poca pena” da espiare; occorre anche impedire che quelle categorie di detenuti facciano ingresso in carcere. In questa direzione si potrebbe pensare a una breve sospensione dell’emissione degli ordini di esecuzione delle pene brevi, escludendo solo alcune categorie di reati particolarmente gravi (mafia, terrorismo). È bene che si sappia che sono meccanismi in parte già sperimentati nel nostro ordinamento e che danno buona prova anche sotto il profilo della tutela della sicurezza pubblica: chi ne beneficia, nella maggior parte dei casi, sa che deve rigare dritto per avere benefici. Un vantaggio anche sotto il profilo della prevenzione del crimine. Occorrerebbe, poi, “allungare” i permessi premio, in modo da consentire a chi ne fruisce – gente che ha conseguito la fiducia dei giudici e delle forze dell’ordine – di stare più tempo lontano dal carcere e favorire l’uso dei reparti per gli isolamenti e la cura. La magistratura di sorveglianza farà la sua parte.

 Però così non si crea un ingolfamento nei vostri uffici considerate le troppe pratiche? Il Tribunale di Sorveglianza di Milano per esempio è al collasso…

I colleghi di Milano e della Lombardia vanno ringraziati. Sono stati avanguardia in un territorio flagellato. Hanno svolto un lavoro enorme non solo per alleggerire la pressione delle presenze, ma anche per immaginare soluzioni – in accordo con il Provveditorato – che prevenissero i contagi. Ora tutti gli Uffici di sorveglianza in Italia sono in situazione di affanno: mancanza di personale – di magistratura e di cancelleria – numeri dei procedimenti che aumentano e politica che tende a scaricare la responsabilità sui giudici. Tuttavia non faremo mai venire il nostro impegno per attuare la Costituzione e fare del carcere un luogo in grado di proteggere la salute dei detenuti e di chi vi lavora. Sarebbe opportuno, tuttavia, che il decisore politico favorisse il più possibile soluzioni rapide, tali da non intasare gli uffici o, comunque, da garantire ai magistrati la possibilità di concentrare il lavoro sui detenuti. Sento parlare di liberazione anticipata speciale – è già proposta di legge: misura utile, ma per non gravare troppo gli uffici, almeno, sarebbe da bilanciare con altri tipi di provvedimenti, come la sospensione dei procedimenti nei confronti dei condannati liberi.

 Secondo il Garante nazionale delle persone private della libertà personale c’è necessità di un impegno a dialogare rapidamente con il territorio affinché anche per le persone senza domicilio possano valere le nuove norme sull’esecuzione penale. Altrimenti si rischia di determinare una ingiustizia nei confronti delle fasce più deboli e di rendere ben più ristretto l’accesso alle nuove previsioni normative per un numero consistente di persone. Che ne pensa?

Sono del tutto d’accordo. Purtroppo la prigione, da un punto di vista oggettivo, realizza ancora una funzione di “smaltimento” delle povertà colpevole. Molti poveri, non necessariamente stranieri (stiamo seguendo gli Usa sulla strada della crescita degli homeless), sono tagliati fuori da tutto. È necessario creare dimore sociali e favorire l’ulteriore finanziamento di un progetto della Direzione generale dell’esecuzione penale esterna e di Cassa Ammende, finalizzato a trovare risorse e posti per i senza fissa dimora. Chissà che dalla positiva sperimentazione del progetto non possa uscire una diversa filosofia della pena e dei luoghi di espiazione.

 Per fronteggiare l’emergenza covid il procuratore generale Salvi ha dichiarato: “Arrestate solo se necessario”. Ma il carcere come extrema ratio non dovrebbe essere la normalità?

Dovrebbe, ma se il Procuratore Generale sente di doverlo specificare e di orientare culturalmente le Procure evidentemente non è così nella realtà. Non penso che ci siano pubblici ministeri cattivi, ma che la custodia spessa venga oggettivamente utilizzata per elidere le lentezze del processo. È un fatto tragico sul quale occorre riflettere.

 In un editoriale sul Fatto Quotidiano di ieri il pm Woodcock contesta la misura del 41bis che da eccezionale si è trasformata in ordinaria. E aggiunge “in carcere ci sono altri 60000 detenuti di cui nessuno si occupa”. Che ne pensa di un pm che esprime queste posizioni?

Penso che sottolinea cose sacrosante e dimostra che la cultura delle garanzie e della giurisdizione è ancora diffusa in tutta la magistratura. In effetti, il 41bis ha un carattere che una studiosa, Angela Della Bella, aveva definito “imbutiforme”: ci entri e non ne esci. I numeri aumentano e così diventa difficile garantire un trattamento conforme agli standard richiesti dalle Corti e dalle Carte. In più, il 41bis è pensato come la scultura di Michelangelo, “per via di levare”. A forza di sottrarre diritti dal trattamento ordinario rischia di rimanere troppo poco. Una penalità simbolicamente afflittiva, inutile sotto il profilo della prevenzione. Denunciarlo non significa fiancheggiare la mafia, ma al contrario salvare il valore strategico del regime.

 Woodcock mette in discussione pure il sistema del pentitismo: anche questo da sistema eccezionale si è trasformato in ordinario. “Mi pento, casomai aumento i miei reati e ottengo benefici”. Quindi paradossalmente delinquo senza pagare le conseguenze. Per non parlare, aggiungo io, della fallacia di molte dichiarazioni. Qual è il suo pensiero? Il pentitismo ha fallito in Italia?

 Non bisogna dimenticare che si tratta di strumenti essenziali per disarticolare associazioni criminose ad alto tasso di impenetrabilità. Mi sembra, tuttavia, che su una cosa fondamentale Woodcock abbia ragione: si superino gli steccati e si discuta a tutto tondo di penalità penitenziaria e benefici premiali, di regime differenziato e di collaboratori, perché è ora che il sistema sia sottoposto a un check-up. Generalmente si pensa che l’esperienza del “pentitismo” sia tipicamente italiana; in realtà siamo debitori dell’esperienza statunitense e, più in genere, dei sistemi di common-law, legati a una visione contrattualistica della premialità. Anche in quei Paesi sono nati problemi – dal ritorno al crimine ai depistaggi – e si sono resi necessaria accorgimenti: maggiori verifiche per la concessione della protezione e dei benefici, maggiore attenzione alle revoche, differenziazione degli strumenti investigativi e via dicendo. Credo che un approccio pragmatico e critico, senza estremismi e atteggiamenti preconfezionati, sia quello più appropriato. Intanto è bene iniziarne a discuterne.

A proposito di pentitismo, due giorni fa Liana Milella su Repubblica ha scritto che voi magistrati di sorveglianza non vi siete mai ‘pentiti’ di aver concesso le misure di detenzione domiciliare per motivi di salute? È una frase molte forte…

Non mi scandalizzo per il linguaggio della stampa. Viva il quarto potere, sempre. Devo dire, però, che il pentimento presuppone una colpa che di certo i magistrati di sorveglianza non si sentono sulle spalle. Abbiamo tutti agito nei binari della Costituzione, dell’ordinamento penitenziario, del codice penale. E non solo quando abbiamo ammesso i detenuti a misure domiciliari per ragioni di salute, ma anche quando abbiamo lasciato in carcere i tanti condannati che agitavano quelle ragioni in modo pretestuoso. Anche questa parte della storia andrebbe fatta conoscere.

In merito alla narrazione mediatica, domenica scorsa il nostro direttore Sansonetti è stato ospite di Non è l’Arena e ha difeso le decisioni dei magistrati di sorveglianza che hanno concesso i domiciliari anche ai mafiosi per motivi di salute. Per Giletti e Telese è scandaloso…

Per me non è scandaloso: è imposto dalla Costituzione e dalla legge, in questa comprendendo anche il codice penale scritto a regime fascista imperante. Non credo sia possibile tornare al tempo della pena come supplizio. Aggiungo solo che se i provvedimenti giudiziari si leggessero per intero – compito che i magistrati devono facilitare con una scrittura comprensibile per tutti – tutto sarebbe più trasparente e meno strumentalizzabile.

 

 

Fonte: di Angela Stella/ Il Riformista, 7 novembre 2020

 

 

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Intervista a Riccardo De Vito, magistrato di sorveglianza a Sassari e Presidente di Magistratura Democratica,: “Sì cari giornalisti, sulle scarcerazioni non siamo pentiti”.

WWF Caserta/ Denunciati due bracconieri

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Stamattina, 7 novembre 2020 sono stati denunciati 2 bracconieri nel territorio di Sessa Aurunca (Caserta) dalla vigilanza venatoria ed ambientale del WWF Italia nucleo provinciale di Caserta. Sono state Sequestrate armi, munizioni e richiamo elettroacustico vietato dai Carabinieri fatti intervenire sul posto.
I due bracconieri sono stati deferiti alla Procura di Santa Maria Capua Vetere attraverso i Carabinieri territoriali di Baia Domizia intervenuti sul posto dopo nostre chiamata al numero di emergenza.
C’è da evidenziare che il REATO di utilizzo dei richiami elettroacustici è particolarmente grave per il danno alla natura, perché in questo modo i BRACCONIERI con pochi colpi riescono ad abbattere un numero elevato di animali.

Molto spesso i bracconieri non segnalano neanche gli animali selvatici uccisi sul tesserino venatorio regionale, per evitare di superare il numero del carniere giornaliero e di stagione venatoria previsto per ogni specie.

Anche questo è un passaggio importante perché il numero di animali da abbattere deve essere contenuto e deciso scientificamente, altrimenti le popolazioni di quegli animali tendono a ridursi a livelli troppo bassi e davvero pericolosi per la sopravvivenza della stessa specie.

Solo per fare qualche esempio, la bibliografia scientifica degli ultimi anni sta mettendo in evidenza la sofferenza numerica di specie come la quaglia, l’allodola, beccaccia, il moriglione, la marzaiola, la pavoncella e tante altre.

Il WWF continuerà la sua opera di Vigilanza per il benessere della Natura e di tutta la nostra collettività.
Si coglie l’occasione per ringraziare sempre l’Arma dei Carabinieri.

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