Caiazzo. Decò: ore di apprensione (ma non politica?) per la sorte del megastore

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É attesa con grande apprensione, evidentemente da più parti malcelata, la sorte definitiva del “megastore” caiatino ubicato lungo la provinciale per Alvignano  oggetto di un’estenuante controversia giudiziaria che si trascina da troppi anni.

Questione prossima all’epilogo con il secondo verdetto del Consiglio di Stato, atteso per giovedì 24 maggio, quando il massimo organo italiano di giustizia amministrativa dovrà pronunciarsi su un ricorso prodotto, nell’interesse della società titolare, dall’avvocato Pasquale Marotta per invocare la rivisitazione di una precedente sentenza totalmente negativa per la stessa parte, condannata non solo alla chiusura (per ritiro di tutte le autorizzazioni, dichiarate abusive) ma anche al ripristino della preesistente zona agricola semplice, quindi previa demolizione dell’intera struttura, con immaginabili, enormi danni per la parte soccombente.

Parte che, ovviamente, potrà rivalersi nei confronti di chi la avrebbe tratta i inganno dichiarando falsamente la sussistenza delle condizioni di agibilità, edilizia e commerciale, come sarebbe risultata dalle certificazioni comunali.

Sarà per questo che, nonostante la durezza di un scontro elettorale, durissimo perché frontale, in atto fra i due soli gruppi antagonisti per la conquista della leadership cittadina, e la sorte stessa di venti famiglie, in precedenza messa in discussione da più parti, finora non risulta alcun accenno al delicato problema?

Questo almeno ufficialmente perché si vocifera che nell’incessante porta a porta alcuni postulatori di voto promettano letteralmente tutto e il contrario di tutto.

Gli stessi che, prima delle elezioni politiche, si sarebbero presentati a chiedere voti per un candidato che, si disse, si sarebbe recato dal prefetto per invocare una sorta di sanatoria, naturalmente per correttezza subito dopo quella tornata elettorale, ma di cui poi sembrano essersi dimenticati tutti, tranne gli elettori?

Speranza appesa a un filo ovvero all’evenienza che il Consiglio di Stato rinneghi sé stesso, riconoscendo cioè le obiezioni dell’arguto legale casertano secondo il quale, a suo tempo, pur non risultando da alcun atto comunale, il compianto sindaco Giuseppe Cervo avrebbe inteso concedere una deroga al regolamento urbanistico dell’epoca non sulla base della procedura ordinaria (non rispettata) bensì ai sensi della legge post sismica che non prevedeva tale complesso iter.

Evenienza ovviamente contestata con fermezza dal difensore della controparte, cioè del concorrente supermercato, che del pari rivendica ingentissimi danni dal Comune, ente che nonostante la delicatezza dell’intera vicenda ha preferito non costituirsi, demandando ai posteri il giudizio sull’opportunità di tale decisione.

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