Caiazzo. Decò: ore cruciali: tempo scaduto (senza novità) per ottemperare all’ordine di chiusura

Sono ore di fibrillazione, che scorrono inesorabili per i gestori dello “iperstore” Decò di Caiazzo e degli stessi dipendenti ai quali sembra che “qualcuno” (chissà quanto in buona fede) si diverta dando loro a intendere che rischierebbero il posto di lavoro in caso di chiusura coatta, nonostante gli accorati appelli legali, politici e giornalistici al prefetto e l’interessamento (pre elettorale) di un candidato del quale, mutatis mutandis, nulla più è dato sapere.

Questo perché, come tutti sanno, in casi estremi sarebbe possibile ricorrere alla Cassa Integrazione per il tempo eventualmente necessario al trasferimento in altra struttura totalmente idonea sotto ogni aspetto, subito messa a disposizione della società che, peraltro, sarebbe pienamente legittimata a rivendicare ogni danno evidentemente cagionato da chi avrebbe potuto indurre in inganno chicchessia dichiarando quanto totalmente negato proprio dal Consiglio di Stato.

Tutte le speranze quindi sono riposte nell’operato, come sempre brillantissimo, dell’avvocato Pasquale Marotta, che ha impugnato d’urgenza (ex art. 700) le ordinanze con le quali, rispettivamente il 13 e 14 marzo, i preposti uffici comunali hanno imposto la restituzione delle varie autorizzazioni (e quindi la chiusura dell’esercizio) nonché la demolizione dell’intera struttura con ripristino dello stato dei luoghi, entro dieci giorni dalle notifiche, essendo stata riconosciuta la natura “agricola semplice” dell’intera area “di sedime” nell’ultimo grado di giudizio, cioè dal Consiglio di Stato cui era stato costretto a rivolgersi un concorrente danneggiato ma non ascoltato dal Comune né dai giudici di grado inferiore.

Sono infatti scaduti i dieci giorni concessi dal Comune all’amministratore unico della società per ottemperare alla prima ordinanza e, quando scriviamo, mancherebbero poche ore alla seconda scadenza senza che, per quanto è dato sapere, siano giunte le rasserenanti notizie auspicate dal TAR, tanto che la stessa proprietà ha promosso sconti validi fino al 22 marzo, ma è possibile che a suo favore “giochi” il week end, con gli uffici chiusi dal pomeriggio di venerdì 23 alla mattina di lunedì 26 e troppo daffare dei preposti nelle residue, antecedenti ore.

Questo nella speranza che invece gli uffici giudiziari amministrativi regionali facciano la “settimana lunga” almeno per quanto attiene le questioni urgenti, supportate dal paventato rischio, per venti lavoratori e rispettive famiglie  di restare, dall’oggi al domani, senza lavoro e senza retribuzione, vagliando il carteggio e concedendo, in attesa del giudizio “di merito”, la sospensiva puntualmente invocata dall’avvocato Marotta.

In tal modo l’arguto professionista casertano, originario proprio di Caiazzo, potrebbe attendere “a bocce ferme”, cioè mentre l’esercizio sarebbe legittimato a procedere l’attività, la rivisitazione della sentenza del Consiglio di Stato, definitiva si, ma non qualora, come nella fattispecie preannunciato, la difesa adduca elementi nuovi, ignorati o erroneamente soppesati nella pur articolatissima sentenza che altrimenti cagionerebbe danni enormi.

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