Alife-Caiazzo. Querelato il vescovo per scomunica di un ex sacerdote e divulgazione della notizia

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L’avvocato Mauro Iavarone, legale dell’ex sacerdote Salvatore Zagaria, (nella foto in alto accanto al suo nuovo luogo di culto) ha presentato una querela nei confronti del vescovo di Alife-Caiazzo, monsignor Valentino Di Cerbo (nella foto qui accanto) per diffamazione a mezzo stampa, consistente nella pubblicazione su vari media, lo scorso anno, di un comunicato con in quale si rendeva nota l’avvenuta scomunica “a divins” dell’ormai ex sacerdote.

Tra le altre cose l’avvocato Iavarone evidenzia che a suo avviso la scomunica del sacerdote di Casapesenna non avrebbe alcun valore ai sensi del diritto canonico, visto e considerato che non sarebbe pervenuto ancora alcun decreto ufficiale dalle sedi competenti, evidentemente quelle Vaticane.

Un anno fa, di questi tempi, un comunicato stampa della Diocesi di Alife, Caiazzo e Piedimonte Matese fece esplodere un mezzo scandalo visto che conteneva una sorta di scomunica nei confronti di quello che ormai era un ex sacerdote, cioè don Salvatore Zagaria, già parroco di Liberi, che aveva abbracciato una nuova confessione religiosa, precisamente quella della Chiesa ortodossa delle Nazioni, dalla quale era stato ordinato corepiscopo.

Argomenta ancora l’avvocato che tale iniziativa non sarebbe stata pertinenza della Diocesi di Alife-Caiazzo in quanto il sacerdote, rientrato a Casapesenna, era sotto la responsabilità della Diocesi di Aversa, dunque la decisione spetterebbe, eventualmente al Vescovo pro tempore di Aversa, cioè a monsignor Angelo Spinillo.

Di seguito il comunicato dell’epoca, contestato dall’ex sacerdote che ha querelato il vescovo

Scomunicato per delitto di Scisma don Salvatore Zagaria

Il 27 ottobre 2016, il Sacerdote Salvatore Zagaria, per più di 4 anni (gennaio 2011 – luglio 2015) Amministratore parrocchiale della Comunità di Liberi (CE), che nel luglio 2016 ha lasciato spontaneamente la Diocesi di Alife-Caiazzo, veniva illecitamente ordinato corepiscopo della Chiesa ortodossa della Nazioni e assumeva l’incarico di abate di un Monastero Ortodosso Celestino dell’Ordine Patriarcale dei Monaci celestini, contestualmente inaugurato in Casapesenna (CE), via Ciglio III, trav. n.4.

Con grande sofferenza per tale gravissimo atto di lacerazione della comunione ecclesiale e di disobbedienza al Papa, si rende noto che il menzionato ecclesiastico, avendo commesso un delitto di scisma, è incorso nella prevista scomunica latae sententiae (Can. 1364 del CJC; cfr Art 2, par. 1 SST).

Pertanto, i Presbiteri, in particolare i Parroci, e i Religiosi della Diocesi, evitino di mettere a disposizione di detta persona luoghi e strutture di proprietà delle parrocchie e di enti ecclesiastici e avvertano, secondo l’opportunità, i fedeli, esortandoli a disertare eventuali celebrazioni o riunioni da lui promosse nel territorio diocesano o altrove.

Qualora un battezzato nella Chiesa cattolica aderisse ‘formalmente’ alla dottrina o al modo di vita del suddetto sacerdote, si porrebbe fuori dalla comunione ecclesiale, incorrendo nella censura della ‘scomunica’ e nelle conseguenze canoniche previste dalla legge ecclesiastica.

Nell’affidare alla misericordia del Signore chi si è macchiato di un peccato così grave, si invita a pregare per la sua conversione e ad invocare l’aiuto divino perché tale grave decisione non provochi ulteriori scandali nel Popolo di Dio.

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