Caserta. Politica e Camorra, tutti dentro anzi no; tutti fuori: Del Gaudio come Polverino e Fontana!

Del-Gaudio-15x10_Sarro-11Ancora una volta il cittadino comune s’interroga sul come sia possibile passare dell’onta del carcere alla riabilitazione praticamente totale nei meandri della giustizia italiana, come è capitato per la cosiddetta operazione “Medea” che ha portato in carcere vari politici anche autorevoli, ora di fatto scagionati poiché, nel caso dell’ex sindaco di Caserta, Pio Del Gaudio (nella foto col parlamentare Carlo Sarro, ugualmente scagionato), si sarebbe trattato addirittura di una tesi “suggestiva” alla quale mancano i pilastri portanti: le prove.

Così i giudici dell’VIII sezione del tribunale del Riesame di Napoli hanno motivato l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Pio Del Gaudio, ex sindaco di Caserta, arrestato dai carabinieri del Ros lo scorso 14 luglio su richiesta della Dda di Napoli.

Il collegio che ha deciso che Del Gaudio in carcere non doveva starci e che quell’ordinanza spiccata a suo carico dal gip Egle Pilla non aveva ragion d’essere, smontano pezzo per pezzo il complesso quadro accusatorio tratteggiato dal pool antimafia, sostenendo che non ci fu alcun accordo corruttivo tra l’ex sindaco e l’imprenditore Pino Fontana, ritenuto contiguo al clan Zagaria.

Accoglie la tesi della difesa il Riesame (avvocati Dezio Ferraro e Giuseppe Stellato) e demolisce quel capo 13 che, esattamente un mese fa, fece sì che Del Gaudio finisse nel padiglione destinato ai camorristi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.

Tradotto in termini pratici, per i giudici della Libertà “non ci sono prove di un accordo tra Del Gaudio e Fontana rispetto all’elargizione di una somma di denaro a favore di Angelo Polverino in occasione delle elezioni regionali del 2010”.

Quelle accuse, scrive il Riesame, vertono sulle intercettazioni di dialoghi intercorsi tra Pino Fontana e altri imprenditori, o di sfoghi alla presenza di sua moglie.

Mail e cimici dei Ros registrano colloqui tra lui e Del Gaudio, o tra lui e Polverino,e in un caso, Fontana parla addirittura da solo in macchina e si lamenta del fatto che benché abbia messo a disposizione il suo denaro perle campagne elettorali – 20.000 euro a Polverino per le Regionali del 2010 e 30.000 a Del Gaudio per le Comunali di Caserta nel 2011 -, i politici non avevano mantenuto le loro promesse.

Ma quali erano i patti? Secondo la Dda, Del Gaudio promise appalti al costruttore di Casapesenna.

Secondo i giudici del Riesame, la procura nel sostenere ciò ha ragionato “al contrario”, ovvero ha ipotizzato l’esistenza del patto criminale sulla base di ciò che Fontana non ebbe, ma che gli sarebbe stato promesso.

E questo, per i giudici dell’VIII, è insufficiente e significa carenza della gravità indiziaria. Ma c’è di più.

Il collegio che ha annullato l’arresto spiega, nelle motivazioni da poco depositate, che anche se ci fosse stata un’elargizione di denaro da parte dell’imprenditore, tale evenienza non si sarebbe configurata in un illecito finanziamento in quanto, si legge nel dispositivo,si sarebbe trattato “della donazione di un privato, ovvero da parte di una persona fisica, e non del sostegno di un’azienda”.

E poi ancora. Nel momento storico in cui sono contestualizzati i fatti contenuti nell’ordinanza “Medea”, Del Gaudio era candidato alla carica di sindaco, ma non era ancora prima cittadino.

E questo lo esenta dal ruolo che la procura gli conferisce, di pubblico ufficiale.

Illuminante rispetto alla insostenibilità della tesi accusatoria e motivo di perplessità è poi, secondo i giudici del Riesame, l’interpretazione delle conversazioni da parte della procura: “spesso – scrivono i giudici dell’VIII Sezione – si assiste ad una interposizione delle note dell’autore dell’ordinanza e all’attribuzione di frasi a persone che non compaiono nel discorso ma alle quali le frasi vengono ricondotte”.

È il caso del dialogo, registrato nell’agosto del 2013, in cui Fontana sostiene di avere accettato l’invito di Del Gaudio a sostenere con 20.000 euro la campagna elettorale di Polverino e di aver ottenuto in cambio la promessa da parte dell’ex sindaco di farsi trovare “a disposizione per qualsiasi cosa”.

Secondo il Riesame quei favori promessi in cambio di soldi sono ipotesi suggestive, supposizioni prive di prove.

(Comunicato Stampa – Archiviato in @TeleradioNews © Diritti riservati all’autore)

di TeleradioNews

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