Perestroika. Tutto Mattarella: resurrezione di un democristiano

“Al suo confronto Forlani è un movimentista”.

 

 Basterebbero probabilmente le parole di Ciriaco De Mita per definire in una frase Sergio Mattarella, neo-eletto Presidente della Repubblica. Eppure solo qualche giorno fa sembrava che Matteo Renzi avrebbe agito diversamente, anziché tentare il tutto per tutto e rischiare così di perdere in un colpo solo partito, autorevolezza e faccia. Invece ha avuto ragione, segno che le Cassandre in politica toppano (almeno secondo regola). Ora, dato che per diverse settimane saremo mediaticamente bombardati da speciali sulla vita del nuovo inquilino del Colle, cerchiamo di capire meglio chi è questo palermitano, introverso ma autorevole, che vivrà da protagonista (o da comprimario) i prossimi sette anni al Quirinale. L’indole stessa di Mattarella lascia supporre una certa allergia del personaggio alle agiografie delle quali è già vittima da giovedì, dunque giù la maschera per conoscere meglio l’erede di Giorgio Napolitano.
Sergio Mattarella è stato un democristiano di sinistra, padre nella prima metà degli anni ‘90 della rinascita del Ppi e poco tempo dopo tra i fondatori dell’Ulivo. Di orientamento tutt’altro che socialdemocratico, stupisce il giubilo col quale ha accolto l’elezione Sel, mentre non sorprende la freddezza di Forza Italia (sono note le sue dimissioni nel ’90 in opposizione alla legge Mammì pro Berlusconi).
Il neo-presidente nel corso della carriera si è dimostrato tanto progressista nella politica sociale quanto conservatore negli usi e costumi. Alla secolarizzazione storce il naso. Celebre è ormai la sortita di qualche anno fa contro un concerto italiano di Madonna:“Un’offesa al buongusto. Miss Luisa Veronica Ciccone usa e abusa in scena simboli ed emblemi religiosi”. Ne sarà contento il Vaticano, ma può dirsi lo stesso degli altri attori della scena globale?
 
Mattarella non gode del prestigio internazionale di un Amato o un Prodi. Troppo breve è stata l’esperienza al Ministero della Difesa, così che il credito (acquisito e consacrato in Italia nella veste di giudice costituzionale) presso Ue, Usa, Russia, mondo arabo e via dicendo è tutto da conquistare. Precisazione: è vero che il Presidente della Repubblica è il capo delle forze armate, ma non sarà ciò che succederà nel mondo a dettare l’agenda del settennato.
La vera sfida del presidente appena eletto sarà quella di “arbitrare” una stagione dominata dal renzismo, dandole la centralità che merita dal consenso popolare ma ragguardandola al contempo dagli eccessi e dalle possibili violazioni (soprattutto se costituzionali).
Su cosa Sergio Mattarella ha unito una parte consistente dello scacchiere politico è la moralità, che ne ha fatto in pochi giorni un simbolo integerrimo di legalità. Una certa retorica, tipicamente radical-chic, gli affibbia quest’etichetta a fronte della morte del fratello maggiore Piersanti, governatore della Sicilia assassinato dalla Mafia nel 1980. Quel che occorre evitare, quando si toccano determinati argomenti, è la santificazione per trasmissione: il solo fatto di avere un parente assassinato dalla criminalità organizzata non vale come passepartout per entrare in paradiso. Anzi, il rischio è quello di tramutare la morte in occasione di guadagno, economico o altro che sia.
Non è questo il caso di Sergio Mattarella. La sua “schiena dritta” (se tale rimane) è quel che serve urgentemente al Paese.
Ma riuscirà questo bonario democristiano, scongelato da poche ore dal freezer, a tenere a bada le scorribande del Frank Underwood italiano?

(Alessandro Riggio – Fonte & Aggiornamenti: http://perestroika14.blogspot.it/2015/01/sergio-mattarella-ritratto-di-un.html – via Perestroika: Tutto Mattarella: resurrezione di un democristiano)

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