Yara, la Procura contro Alfano: ‘volevamo il massimo riserbo’

Massimo Giuseppe Bossetti. Nel riquadro Yara Gambirasio-1Massimo Bossetti, 43 anni, di Clusone,portato via dai carabinieri-1La notizia anticipata dal ministro dell’Interno (chissà quanto opportunamente), ha dato la stura al “crucifige” popolare, pare ancor prima di qualunque certezza, come anche un bambino (ma non un ministro?!) avrebbe potuto immaginare: qualcuno ne invocherà (ovviamente invano!) le dimissioni?

L’ira del magistrato.

La madre del presunto killer: «Se è stato lui, deve pagare».

«Era intenzione della Procura mantenere il massimo riserbo» sul fermo di Massimo Giuseppe Bossetti, fermato ieri per l’omicidio di Yara Gambirasio. Il giorno dopo la svolta, il Procuratore Francesco Dettori interviene contro il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, che ieri ha anticipato la notizia alle agenzie di stampa.

La villa di Mapello della famiglia Bossetti-1«Il riserbo – ha spiegato il procuratore – era anche a tutela dell’indagato in relazione al quale, secondo la Costituzione, esiste la presunzione di innocenza». Il procuratore di Bergamo ha aggiunto che «il fermo avrà il consueto iter di tutti gli altri». Gli atti saranno quindi trasmessi entro 48 ore dall’esecuzione del fermo al gip che ne avrà altre 48 per fissare l’udienza e decidere sulla convalida del fermo.

Massimo Giuseppe Bossetti, 44 anni, padre di tre figli, una sorella gemella, incensurato, è stato incastrato domenica sera con un normale controllo stradale, durante il quale è stato sottoposto al test dell’etilometro: con questo espediente i carabinieri hanno estratto il Dna che è risultato «perfettamente coincidente» con quello trovato sugli slip di Yara Gambirasio. È lui l’assassino – ne sono convinti inquirenti e investigatori – «l’Ignoto 1» cui davano la caccia da anni. L’esame del Dna che lo indicava come figlio illegittimo dell’autista di autobus Giuseppe Guerinoni, scomparso nel 1999 e a cui era riconducibile il profilo genetico trovato sugli slip di Yara, sarebbe stata solo l’ultima conferma, perché Bossetti era già stato individuato: apparteneva a quel gruppo di persone che gli investigatori ipotizzavano potessero essere, in qualche modo, coinvolti nel delitto. Erano partiti dal suo cellulare che era rimasto agganciato alla cella della zona di Brembate di Sopra nelle ore di quel 26 novembre del 2010 quando Yara, 13 anni, promessa della ginnastica artistica, era uscita dalla palestra per tornare a casa, distante poche centinaia di metri, e non era mai tornata. Dopo tre mesi di ricerche senza sosta, con tutti i mezzi possibili e centinaia di uomini tra forze dell’ordine e volontari della Protezione civile, il suo corpo fu trovato esattamente tre mesi dopo: il 26 febbraio successivo.

«Poteva succedere a un nostro conoscente, invece è successo a noi. Se è stato lui, deve pagare». È sconvolta Ester Arzuffi, la mamma di Bossetti. Al secondo piano della palazzina di Terno d’Isola, la donna è chiusa in casa, non risponde al citofono e al momento non vuole rilasciare dichiarazioni. Con lei, nell’abitazione ci sarebbe il marito Giovanni, e due donne, che sono arrivate in tarda mattinata. Solo a loro la madre di Bossetti ha aperto la porta. A Terno d’Isola, per un breve periodo dopo il matrimonio, avrebbe vissuto anche il figlio Massimo Giuseppe, assieme alla moglie e madre dei suoi tre figli, Marita Comi.

Bossetti vive a Mapello, che da Brembate di Sopra dista poco più di un chilometro. È muratore e le indagini si erano in particolare concentrate su chi lavorava nel mondo dell’edilizia: questo a causa delle polveri di calce trovate sul corpo e, soprattutto, nelle vie respiratorie di Yara. Poi c’è stata l’estrazione del Dna e decine di migliaia di comparazioni che avevano portato a Guerinoni. Da qui si erano cominciate a studiare le sue relazioni. Sono state sentite decine di testimoni, senza trascurare nemmeno la più flebile voce di paese e aveva cominciato a restringersi il cerchio delle donne con cui poteva aver avuto una storia. Alla fine l’hanno trovata e da lei sono arrivati a Bossetti, che i carabinieri del Ros hanno prelevato nel pomeriggio in un cantiere di Dalmine in cui stava lavorando.

Davanti al pm Letizia Ruggeri, che l’ha interrogato nella caserma dei carabinieri di Bergamo, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Però ha premesso: «Sono sereno». Di fatto respingendo le accuse. Quando il corteo di vetture con a bordo Bossetti è uscito dalla caserma per portarlo in carcere ci sono stati applausi e incitamenti ai carabinieri. Le decine di persone radunate davanti alla caserma, quando l’uomo è stato portato via, hanno urlato: «assassino» e «devi morire». Il suo avvocato, Silvia Gazzetti, nominato d’ufficio, ha solo precisato che «l’accusa è in relazione all’omicidio di Yara Gambirasio». Non sa ancora quando dovrà presentarsi per l’udienza di convalida del fermo davanti al gip. E, soprattutto, dovrà chiarire riguardo alla presenza del suo Dna sul cadavere di Yara. Dalle analisi scientifiche svolte da esperti di genetica è risultato, infatti, «altissimo, al punto da non lasciare dubbi», il dato di compatibilità che indica in Bossetti il soggetto che ha lasciato il proprio materiale biologico sul cadavere della ragazzina. Adempimenti finali – dicono gli investigatori – per affermare definitivamente che quella mano omicida non veniva da lontano (come qualcuno ipotizzo’, tanto che il marocchino Mohamed Fikri fu fermato e per oltre due anni rimase `sulla graticola´ in attesa di un’archiviazione dall’accusa di omicidio), ma era «dietro l’angolo» e ha vissuto per oltre quattro anni tenendo dentro di sé e con i suoi famigliari il terribile segreto.

(Fonte & Aggiornamenti: http://www.lastampa.it/2014/06/17/italia/cronache/yara-la-procura-contro-alfano-volevamo-il-massimo-riserbo-mPFEDkyjU8rXvojzUCPDUL/pagina.html – via La Stampa – Yara, la Procura contro Alfano “Volevamo il massimo riserbo”)

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